• Personal branding: gli elementi chiave per una solida strategia

    Perché investire su se stessi

    Non è per niente facile costruirsi un’identità digitale, ottenere risultati in termini di visibilità e tanto meno guadagnare utilizzando gli strumenti di comunicazione online. Ma l’identità digitale non è altro che la tua identità professionale reale. Lavorare sul Personal branding permette di definire la tua identità professionale, ovvero definire chi sei, quali sono le tue competenze hard e soft e qual è il tuo target di riferimento, ovvero chi sono i tuoi interlocutori, i tuoi alleati, i tuoi potenziali clienti. Avere tante belle competenze non basta. Se hai competenze e le comunichi in modo efficace, utilizzando l’ottica “che tipo di alleato sei?” hai maggiori chance di definire la tua identità professionale e tirar fuori dal cilindro tutti gli strumenti “magici” per affermare anche la tua identità digitale.

    Il personal branding ha molto a che fare con la leadership personale e con l’approccio “trasforma la tua persona in un brand”. Affermare il proprio brand personale significa:

    • Far sì che il primo nome che viene in mente alle persone in una determinata materia sia il tuo
    • Avere un valore di mercato superiore alla media dei concorrenti
    • Avere accesso ai migliori clienti e fornitori
    • Godere di quella celebrità strategica che ti permette di avviare le relazioni più interessanti

    Jeff Bezos, CEO di Amazon, sostiene che:

    Personal brand è ciò che dicono di te quando non sei nella stanza

    Sono molto d’accordo. Questo risultato lo si ottiene comunicando con le persone, capendo le persone entrando in empatia e comunicando al meglio il tuo messaggio. Piú facile a dirsi che a farsi.. Spesso dall’altra parte si ha che fare con interlocutori che non hanno tutta questa voglia di investire nelle relazioni, per pigrizia, superficialità o semplicemente poco interesse. Faccio un esempio portando sul tavolo il mio caso. Qualche mese fa ho deciso di investire su me stesso creando questo blog e provando a gestire i miei canali social con più attenzione. Il mio obiettivo é coltivare relazioni di qualità, attirare opportunità di business, cercando di andare oltre i canali tradizionali “a freddo”. Non è detto che riesca nell’intento ed in ogni caso questo esperimento spero mi porterà comunque a maturare competenze, idee e nuove visioni del mercato.

    Personal branding vuol dire anche fiducia. La fiducia è la leva principale nel processo di acquisto ed è più facile concedere la propria fiducia ad una persona in carne ed ossa che ad un’azienda, ad un Personal brand che ad un Brand.

    Un’esercizio che ho trovato utilissimo per definire la mia propria promessa sul mercato mi è stato consigliato da Helga Olgiari, appassionata di temi di crescita personale e consulente personal branding e storyteller di Stand Out, la prima agenzia di Milano specializzata sui temi del personal branding. Stand Out è stata fondata da Gianluca Lo Stimolo, militante da quasi 20 in HRD Training Group, la Società di Formazione e Leadership School di Roberto Re. L’esercizio, contenuto all’interno dell’e-book scritto proprio da Gianluca, consiste in auto-test composto da una serie di domande di qualità atte a individuare, attraverso risposte guidate, la propria promessa sul mercato.

    FACCE DA BRAND Il Personal Branding che fa crescere il tuo Business

    Ecco le 9 domande di qualità per costruire una solida strategia di personal branding:

    1. Qual è il tuo argomento? In che cosa sei esperto? Su cosa ti chiedono consiglio? Cosa conosci meglio di altri o cosa ti appassiona?
    2. Quali sono i 3 aggettivi che meglio descrivono il tuo modo di dare valore nel tuo argomento?
    3. Qual è la tua dote principale nel tuo lavoro?
    4. Che ruolo vuoi avere nel tuo argomento e chi vuoi essere?
    5. Quali sono gli aggettivi che definiscono come sei in quel ruolo?
    6. Con quali prodotti/servizi eserciti questo ruolo?
    7. Quali sono i clienti che acquistano il tuo prodotto/servizio?
    8. Cosa ottengono i tuoi clienti?
    9. Che metodologia usi? Hai una tua formula per arrivare al risultato promesso?

    Il test è molto efficace. Vi consiglio di richiedere una copia digitale dell’e-book e fare un passaggio in Stand Out se siete a Milano. Per creare la tua proposizione di valore occorre che sia prima di tutto chiara dentro di te.

    Personal Branding e Digital

    Un’altro strumento che mi ha aiutato molto è il libro di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti PERSONAL BRANDING: Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità (Acquista il libro). Gli autori, due specialisti di Personal Branding e Digital, indicano le strategie e gli strumenti che hanno rivoluzionato il modo di fare promozione di se stessi. Il punto di partenza sono sempre le domande di qualità:

    • Cosa ti rende unico rispetto ai concorrenti?
    • Cosa sai fare?
    • Perché lo fai?
    • Come lo fai e quali benefici offri?

    Per posizionarsi sul mercato bisogna specializzarsi e verticalizzare la propria offerta, concentrandosi sempre su quello che ti rende differente e rilevante. Le passioni aiutano a coinvolgere e unire e se utilizzi al meglio la rete puoi raggiungere un’audience molto ampia.

    Vi condivido alcuni spunti tratti dal loro libro:

    • Comunica il tuo brand con chiarezza, consistenza e costanza
      .
      Comunica in modo semplice ed efficacerispondendo a domande di qualità, ripeti lo stesso concetto più volte in modo che chi vede, ascolta o legge il tuo messaggio si ricordi di te. Devi essere costante, scegliendo le occasioni giuste per divulgare il tuo messaggio;
    • Il marketing di se stessi è anche emozione, come lo sono i messaggi delle migliori aziende al mondo. Associare una emozione al tuo messaggio, a te o alla tua azienda, comporta aumentare le potenzialità di avere successo, specialmente online;
    • Il networking (o meglio il social networking) è un’altra attività importante da coltivare. Individuare persone influenti nel tuo stesso settore o in settori affini, ed entrare in relazione con loro, facilita la diffusione del tuo messaggio. Adotta l’approccio: promuovi te stesso promuovendo gli altri;
    • Crea conversazioni perché i mercati sono conversazioni. Lo puoi fare da creatore e promotore attivo dei tuoi contenuti, oppure entrando nelle discussioni promosse dagli altri utenti, promuovendo il tuo punto di vista rispetto ad una conversazione affine alla tua proposta di valore. I blog, come i social, sono ottimi canali per condividere idee, pensieri, spunti e conoscenze sui temi relativi al tuo brand. Nelle conversazioni (che siano su blog, Facebook o altri canali) l’ascolto è l’elemento essenziale. Prima di esprimere la tua opinione e commentare, ascolta e comprendi il punto di vista degli altri;
    • La comunicazione su Internet è liquida e si propaga moltovelocemente. Ci sono dei tool interessanti che permettono di scoprire chi parla di te e monitorare determinate parole chiave in merito agli argomenti che tratti, come Google Alert; Socialmention o Samepoint permettono di ottenere più o meno gli stessi risultati attraverso ricerche comparate sui social media; Google Ricerca Blog aiuta a capire come si evolve il tuo mercato sull’universo dei blog. (Non voglio addentrarmi troppo su questo argomento! Ne riparlerò in maniera più approfondita su un altro articolo..).

      personal branding

      Luigi Centenaro, Tommaso Sorchiotti – PERSONAL BRANDING: Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità

    L’unico modo per fare un buon lavoro è amare quel che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare. Non accontentarti. Come per tutte le questioni di cuore, saprai di averlo trovato quando ce l’avrai davanti.

    Costruirsi un brand forte online è più facile a dirsi che a farsi. Proviamo a fare un passo alla volta. Puntare sul tuo personal brand è un ottimo punto di partenza per costruire una strategia chiara che soddisfi tutti i suggerimenti proposti dagli esperti citati in questo articolo. Ma le soft skill possono diventare hard?

    Per fare un esempio, Helga di Stand Out prende spesso spunto dai concetti appresi nei libri di crescita personale che legge (soft skill) e li applica nel suo lavoro, ma non li mette sullo stesso piano delle competenze più verticali. Le soft skill sono competenze trasversali che fanno la differenza, ma nel suo caso non sono proprio ciò che “vende”. Lei consiglia di partire dalle competenze hard (quelle collegate all’obiettivo) e puntare su quelle. Il settore di preferenza potrebbe essere l’ambito in cui le offri.
    In altri casi però le soft skill possono diventare hard, ovvero la fonte principale di sostentamento. E’ il caso in cui una passione diventa nel tempo un lavoro a tempo pieno. Pensiamo ad una fashion blogger che inizia a postare foto sui social perché ama vestirsi bene e mettersi in mostra e poi diventa la web influencer più richiesta del mercato.

    Credo che in molti casi sia l’attitudine di una persona a determinare l’orientamento della propria vita professionale, in molti altri è la determinazione e la perseveranza di iniziare un’attività online e continuare con costanza in quella direzione a portare risultato. Se ti interessa approfondire il tema “attitudine e azione” ho scritto l’articolo L’arte di passare all’azione che spero troverai interessante. Ecco qui il link: https://andreamazzon.com/larte-passare-allazione/

    Se l’argomento di questo articolo ti è piaciuto e sei riuscito ad arrivare fino in fondo senza annoiarti fatti sentire!

    Lasciami un commento qui sotto.

    Un saluto, a presto.

    Andrea

  • Startup: Imparare dai fallimenti per creare successi

    Premesse sul libro Startup Zero.0

    Il libro Startup Zero.0 di Federico Pistono è stato uno dei pochi libri che ho letto in 8 ore nette. Il tema trattato mi ha toccato da vicino e mi hanno sorpreso soprattutto la fluidità della scrittura ed il linguaggio molto diretto, chiaro, semplice e zero bullshit (poca fuffa e tanta concretezza). Federico è un imprenditore, angel investor e divulgatore scientifico. Veronese di origine, studia tecnologie esponenziali alla Singularity University della NASA, è stato consulente per aziende come Lufthansa e Google ed ha pubblicato diversi libri che parlano di futuro e tecnologia.

    Questo libro evidenzia che il tema del fallimento di una Startup viene visto in Italia e in America in modi completamente differenti. In Italia viene visto come un bollino nero per l’imprenditore, mentre in America, soprattutto in Silicon Valley, dove è nato il fenomeno Startup, se hai fallito almeno una volta hai più chance per ripartire con una nuova iniziativa e trovare investitori che ti supportino. Ho avuto l’ennesima conferma che tanti imprenditori digitali avviano iniziative di business e poi le chiudono perché le condizioni di mercato non sono favorevoli oppure perché i fondi o il team non sono sufficienti per sostenerne la crescita. Fa parte del gioco dell’essere imprenditori.

    Il 99,9% delle startup che nascono falliscono entro 2 anni! Purtroppo ho vissuto anch’io sulla mia pelle questa esperienza e sono rientrato a pieno titolo in questa casistica. Molti di voi sanno di cosa parlo e mi hanno seguito durante la mia esperienza imprenditoriale.
    Guardando il bicchiere mezzo pieno il fallimento è esperienza, conoscenza del tuo settore e opportunità per creare nuove iniziative di successo. E’ un grandissimo insegnamento per imparare dagli errori fatti e rimettersi in pista con nuovi progetti professionali.

    Ecco gli 8 spunti più significativi del libro

    I seguenti spunti possono essere seguiti sicuramente da chi ha intenzione di lanciare una nuova iniziativa e tanto più da chi ha un business più tradizionale. Per questa ultima categoria occorre astrarre il concetto di Startup a Impresa tradizionale.

    1. startup

      Startup Zero.0 Imparare dai fallimenti per creare successi

      Una Startup esiste per risolvere un problema che le persone, o le aziende, hanno. E’ il mercato a decretare se il tuo prodotto risolve un problema o è semplicemente frutto delle tue errate assunzioni. Se non parti da questo presupposto le probabilità di successo si riducono drasticamente.

    2. Per avere crescita devi avere un prodotto che la gente e le aziende vogliono. Puoi anche risolvere un problema che il mercato sente come impellente, ma può non piacere la modalità con cui lo risolvi o il prodotto/servizio che proponi. E’ opportuno validare il prodotto/servizio, raccogliere feed back e avere nel più breve tempo possibile un product-market-fit in modo da iniziare lo sviluppo vero e proprio.
    3. Le uniche cose che importano per la crescita:
      – Come fare arrivare gli utenti o le aziende al tuo prodotto;
      – Offrire al mercato un magic moment il più presto possibile (quando dicono “wow che figata”);
      – Trasmettere il valore del tuo prodotto/servizio il più spesso possibile.
      Sono le tre regole auree per costruire una crescita costante e diffondere rapidamente il tuo prodotto/servizio.
    4. Per essere appetibile agli investitori devi sapere come generare revenue fin dal giorno zero. Sono finiti itempi delle grandi community alla Facebook e Instagram in cui bastava avere molti utenti, tanto poi il business model si trova. Le dinamiche dello startup business sono cambiate, se fatturi subito hai una base, seppur piccola, di entrate che ti permetteranno di coprire i costi iniziali e “andare in positivo”.
    5. Il team è tutto! Un piccolo gruppo di superstar skillate, motivate e affiatate hanno la caratteristiche necessarie per creare un prodotto minimo da validare sul mercato (MVP – Minimum Viable Product) e muoversi rapidamente per risolvere errori e migliorare il prodotto. Le persone fanno le aziende. Se i tuoi collaboratori sono coinvolti e motivati e condividono la tua stessa visione è tutto più facile.
    6. Costruire una presentazione efficace per clienti e investitori è un pilastro fondamentale nella vita di una Startup. Aggiungo io: di qualsiasi azienda che aspiri ad entrare o a rimanere nel suo mercato! Nella mia esperienza professionale ho sviluppato una discreta esperienza nella creazione di presentazioni efficaci e nel tempo è diventato per me un divertimento prepararmi su come presentare al meglio il prodotto/servizio che sto per vendere. La presentazione (il Pitch per clienti e investitori) deve rispondere alle seguenti domande: – Che problema risolvi? – Cosa fa il prodotto? – Quanto è grande il mercato? – Chi sono i tuoi competitor? – Da chi è formato il team? – Quanti soldi ti servono e come intendi usarli? Saper presentare al meglio la propria azienda, rispondendo a queste domande è il primo passo verso il successo.
    7. Il Copycat: copiare una Startup di successo straniera che non sia ancora entrata nel mercato italiano. Questa opzione, seppur meno creativa rispetto a creare un prodotto nuovo da zero, rappresenta una scelta interessante da valutare. L’innovazione consiste anche nel prendere quello che già esiste sul mercato e combinarlo in modo creativo per farlo funzionare. Un
      buon copycat, associato ad una buona combinazione di asset, potrebbe dare interessanti risultati.
    8. Tendiamo a sovrastimare l’effetto di una tecnologia nel breve periodo e a sottovalutarne l’effetto a lungo termine. Lo stesso principio può essere applicato anche alla sfera personale: sovrastimiamo quello che possiamo realizzare in 1 mese e sottovalutiamo chi possiamo diventare in 5 anni! Costruire un’azienda oppure il nostro brand personale equivale a intraprendere un percorso di crescita basato sul duro lavoro, sul miglioramento continuo, sulla motivazione, sulla determinazione e sulla costanza.

    Definizioni e lezioni apprese

    Al di là delle tante definizioni che ho sentito e si possono dare al concetto di Startup (inclusa quella proposta da Federico), la mia è la seguente e si adatta bene al contesto italiano:

    andrea mazzon

    Io durante uno speech

    Una Startup è un business che funziona in ambito locale ed è scalabile, risolve un problema realmente sentito dal mercato e genera revenue fin dal giorno zero. Rispecchia pienamente l’anima del suo creatore, si fonda su un team solido che migliora costantemente il proprio prodotto/servizio per adattarlo al mercato.

    Sono giunto alla conclusione che se i frutti del duro lavoro non arrivano, nonostante tutti i nostri sforzi, è bene analizzare razionalmente i risultati e ritornare al punto Zero.0, una sorta di formula meditativa del business che permette di fare un passo indietro. Questo stato di vuoto permette di iniziare qualcosa di nuovo, con nuovo slancio, sfruttando il bagaglio delle esperienze accumulate nel tempo per cercare di fare sempre meglio.

    “La tua realtà non è altro che un riflesso completo delle lezioni che hai più bisogno di imparare.”

    Si impara molto di più da quello che non funziona nella vita, piuttosto che il contrario. Ciò che non funziona è un dono. Scopri molto di più su te stesso dagli insuccessi, che non dai successi. Fatti amico l’insuccesso, apprezzandolo e traendone insegnamento. E’ da esso che scaturisce la gioia.
    Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni e a volte un nuovo sogno può iniziare con la lettura di un libro che infonde ispirazione!

    Andrea

  • ORIGINI E MANIFESTO “BE THE BOOM OF YOURSELF”

    Origini

    Tutto iniziò a fine ottobre 2009. In un periodo particolare della mia vita, mentre andavo alla ricerca continua e vana di un equilibrio sentimentale e professionale che non arrivava, un mio caro amico mi consigliò la lettura di un libro che lui stesso aveva letto: The Secret di Rhonda Byrne, un best seller sulla legge di attrazione che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.
    Diceva che quel libro gli aveva cambiato la vita o comunque molte visioni della sua vita erano radicalmente cambiate in positivo. Da cattivo lettore quale ero all’epoca, la mia prima reazione fu una pregiudizievole indifferenza nei confronti del libro, ma dopo alcuni input mi decisi di acquistarlo.
    Fin dalle prime righe capii subito che era il libro giusto al momento giusto e che avrebbe sicuramente dato una svolta importante alle mie motivazioni personali ed al mio modo di ragionare la vita.
    Addentrandomi nella lettura mi sentivo sempre più in pace con me stesso ed in sintonia con le parole impresse in quella carta in finta pergamena.
    I concetti da apprendere erano molto semplici ma c’era bisogno di un input che muovesse in me forti emozioni, in modo da applicare concretamente le teorie ed i talenti che portavo inconsciamente dentro fin da bambino.

    La lettura di The Secret ha dato il via alla mia trasformazione personale e professionale. Ho iniziato a coltivare la passione per la lettura, la scrittura e la crescita personale. Da allora non ho mai smesso di leggere (li mangio a colazione..!!), scrivere durante il mio Miracle Morning e frequentare corsi con i più importanti formatori al mondo. Ho acquisito le competenze digitali e linguistiche che mi mancavano ed ho avviato e guidato una mia startup dal 2012 al 2015. Cerco di migliorarmi giorno dopo giorno, applicando i principi che apprendo alla mia vita personale e professionale.

    A distanza di qualche anno ho deciso di aprire questo blog e condividere alcune mie riflessioni e contenuti. Il Digital è il mio habitat professionale, dove ho sviluppato le mie competenze negli ultimi anni. La Crescita personale è la mia ragione di vita. Il miglioramento e la conoscenza interiore di me stesso è parte di me, il motore di ogni mia iniziativa. Il Lifestyle è un contenitore trasversale, strettamente legato a quello della crescita personale, che racconta iniziative per me rilevanti in ambito personale e business.

    Condividere serve prima di tutto a me per ricordarmi alcuni concetti che diversamente resterebbero nel dimenticatoio dei libri che leggo.. e poi spero di trasmetterti qualche spunto utile per la tua vita!

    Manifesto

    Be the BoOM! of Yourself è un inno alla motivazione ed al miglioramento.

    Attiva l’ingegno, trova soluzioni alternative per ottenere ciò che desideri. Cavalca l’innovazione. Ragiona fuori dagli schemi. Stimola dentro di te emozioni positive come l’autostima e l’entusiasmo, sono contagiose e permettono di creare relazioni durature e profittevoli.
    La vita vale la pena di essere vissuta al meglio di te stesso.

    Il motore sei tu, la tua volontà e l’armonia con l’Universo. I risultati che ottieni partono dalla motivazione e dalla passione che metti in quello che fai. Il resto è una conseguenza. Abbi il coraggio di aver torto e sii aperto al confronto.
    La vita è un viaggio, fatto di piccoli passi e successi da celebrare, uno dopo l’altro. Prendi il fallimento come un insegnamento per migliorare e guarda avanti con positività ed entusiasmo.

    “Non serve vedere la vetta della montagna, l’importante è iniziare a scalare”.

    Datti tempo e aspettati i risultati che speri di ottenere. Immagina quello che desideri e agisci per ottenerlo.
    Armonizzati con la tua anima e l’Universo che ti circonda. La crescita personale è un potente mezzo per conoscere te stesso.

    Ricerca cosa è meglio per te,
    sperimenta cosa ti viene meglio,
    ringrazia per quello che hai,
    ama chi ti sta vicino
    e diffondi amore ed entusiasmo.

  • Facebook Watch è la nuova TV

    We believe it's possible to rethink a lot of experiences through the lens of building community — including watching video. Watching a show doesn't have to be passive. It can be a chance to share an experience and bring people together who care about the same things.That's why today we're launching the Watch tab in Facebook — a place where you can discover shows your friends are watching and follow your favorite shows and creators so you don't miss any episodes. You'll be able to chat and connect with people during an episode, and join groups with people who like the same shows afterwards to build community. We hope Watch will be home to a wide range of shows — from reality to comedy to live sports. Some will be made by professional creators, and others from regular people in our community. We're starting to roll out the Watch tab to a limited number of people in the US, and the plan is to bring it to more people soon. I hope you enjoy!

    Pubblicato da Mark Zuckerberg su Mercoledì 9 agosto 2017


    Facebook ha rilasciato Watch
    , la nuova piattaforma per vedere i video. Obiettivo: tenere l’utente sempre più connesso e dentro lo stesso presidio digitale in modo da proporre una serie di contenuti e servizi che lo porteranno ad acquistare prodotti e servizi di terzi.

    Incrementando il tempo di permanenza dentro Facebook le aziende possono sfruttare questo strumento per aumentare le opportunità di catturare l’attenzione dei potenziali clienti. Non solo dentro la piattaforma Facebook.com, ma anche AppleTV, AmazonTV e altri canali, ampliando ulteriormente le possibilità di diffusione del servizio. Ma gli altri player come YouTube e Netflix resteranno a guardare o amplieranno il loro servizio con qualcosa di nuovo?

    YouTube è una piattaforma web, fondata nel 2005, che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video (video sharing). Ha una componente social (come Facebook), gli utenti possono votare e commentare i video. Sul sito è possibile vedere di tutto. Nel 2006 è stata acquistata da Google per circa 1,7 miliardi di dollari.

    Netflix, piattaforma globale in abbonamento per la visione di video in streaming, fa quasi 9 miliardi di fatturato. Hanno vinto su Blockbuster realizzando una nuova cultura di fruizione dei contenuti con le serie televisive, hanno personalizzato l’offerta dei contenuti per l’utente sulla base del suo comportamento di utilizzo e hanno avuto una grande perseveranza nell’inseguire la loro visione.

    Nel frattempo Facebook, in vantaggio anni luce avendo un database enorme di informazioni che gli utenti (persone e aziende) condividono ogni giorno, oltre che essere piattaforma per la generazione di contenuti e Advertising, sta diventando strumento ufficiale di trasmissione di informazioni in ambito web (broadcasting), con potenzialità nel campo della comunicazione senza eguali nella storia dell’umanità.

     

  • 12 spunti per costruire una strategia vincente per incrementare le vendite

    In un mondo sempre più connesso i canali digitali giocano e giocheranno un ruolo importantissimo per il business di un’azienda. Non sono più un nice to have, sono un must da continuare a far crescere, sviluppare e integrare nella vita reale. Ma non tutti i canali si sposano alla perfezione con ciascun segmento di mercato. Se vendiamo un prodotto fisico il cui valore percepito dal consumatore necessita di un’esperienza d’acquisto fisica, alcuni step del processo di acquisto online rischiano di non essere soddisfatti (per esempio nella moda non puoi provare il capo oppure nessuno della tua cerchia l’ha già acquistato e non puoi chiedere consigli, ecc.).

    Finchè la tecnologia non permetterà di colmare queste mancanze, ecco 12 spunti per costruire una strategia di drive-to-store e incrementare le vendite. Combinando tra loro i vari tool si possono ottenere risultati interessanti sia partendo dall’online verso offline che viceversa.

    Online >> Offline: Motori di ricerca, Social e AI (Drive-to-store)

    1. SEM geolocalizzato e mobile (risultati a pagamento con Google)
    2. Local SEO con ottimizzazioni per area (risultati organici con Google)
    3. SMM con target geografico (es. Facebook ADV oppure filtri di Snapchat)
    4. Micro-Influencers localissimi (es. Instagrammers)
    5. Massimizzazione aree non-commerce di un eShop (es. Store Locator Interattivo)
    6. AI (Aritificial Intelligence) integrata nell’esperienza d’acquisto (ChatBot gestito in un eShop o via Facebook Messenger)

    Offline >> Online: Proximity, Kiosk, VR e AR

    1. Click & Collect ovvero Pick & Pay
    2. Beacons, RFid e Nfc in-store che dialogano con lo smartphone
    3. Materiali PoP (espositori, insegne, vetrofanie, i box pallet)
    4. Gaming con interazioni via smartphone (es. Pokemon Go)
    5. VR: virtual reality attraverso l’utilizzo di occhiali visori indossabili (vivo un’esperienza digitale dentro il negozio)
    6. AR: augmented reality usando i supporti relativi in-store (corner e chioschi digitali)

    Tra tutti i punti presentati e al di là dei grandi trend dell’AI e Machine Learning i social, l’ecommerce e l’interazione tra questi due mondi mi interessa molto. Analizzare come un’ambiente sociale di scambio idee, opinioni, esperienze e informazione può dialogare di più con l’ecommerce lo trovo sfidante. WeChat (social-commerce network cinese) lo fa già da tempo. Facebook ha investito molto negli ultimi anni per ottenere una posizione di leadership sul mercato dei social, ma l’acquisto come verrà gestito? Il tema in ballo è tecnologico o psicologico? Compreremo mai un prodotto in un luogo “rumoroso” come Facebook sentendoci confidenti nel farlo? E che ruolo giocano i social in relazione ai punti vendita fisici del futuro?

    Per ora i social sono sicuramente validi strumenti di comunicazione e marketing e drive-to-buy e l’ecommerce (diretto o gestito da un marketplace che sia) continua ad essere un’ottimo strumento per le aziende per costruire la propria rete di contatti, vendere i propri prodotti e fidelizzare il consumatore. Sono a mio avviso ancora mondi troppo separati. Da consumatore abituale di prodotti moda non ho ancora la sensazione di vivere un’esperienza pienamente integrata con le mie abitudini d’acquisto, fluida e soddisfacente. Le aziende molto spesso hanno una visione parziale del futuro e della tecnologia e non sempre investono in una strategia globale, ma si concentrano sui singoli strumenti.

    L’idea di potermi muovere in un solo luogo in cui ricercare prodotti e informazioni utili per poter acquistare serenamente quello che desidero e di poter interagire al tempo stesso con la mia cerchia (attraverso pareri, recensioni, votazioni, ecc.) mi darebbe la possibilità di vivere un’esperienza più veloce, fluida e coinvolgente.

    Chiaramente questa è la mia visione attuale dello scenario basata sull’esperienza maturata sul campo.. Voi cosa ne pensate? Se ti va scrivimi pure qui nei commenti oppure sul mio Facebook, Instagram o Linkedin.

  • Il digitale trasforma il mercato delle PMI e orienta la marginalità sul consumatore

    Il digitale trasforma il mercato delle PMI e orienta la marginalità sul consumatore. Il potere è in mano al consumatore, il potere “è” il consumatore. L’Ecommerce rappresenta per le azienda una triplice opportunità:

    • Digitalizzare e automatizzare i processi commerciali aziendali con soluzioni tecnologiche b2b: l’azienda può servire al meglio la propria rete di clienti (qualsiasi essa sia) e fidelizzarla, dare in mano all’agente oppure al cliente uno strumento per effettuare un’ordine di prodotto, sgravare le risorse interne dalla gestione manuale dell’ordine e avere uno storico degli ordini a capire meglio i trend di mercato.
    • Dare un maggiore servizio al consumatore finale con soluzioni tecnologiche b2c: uno shop online è touch point di estrema importanza nella customer journey di un consumatore. Permette di tracciare tutte le attività dell’utente, dalla raccolta di informazioni su un prodotto all’acquisto e dall’acquisto al post vendita.
    • Gettare le basi tecnologiche per essere pronti all’innovazione di domani: AI (Artificial Intelligence), ChatBot, VR (Virtual Reality), Pattern Recognition, Machine Learning, Social Retailing and much more..

    Gestire l’Ecommerce b2b e il b2c in un’unica piattaforma tecnologica pensata in ottica omnicanale, dove l’offline dialoga con l’online e viceversa, crea un vantaggio competitivo che si ripercuote positivamente su passato, presente e futuro del business di un’azienda. Consolidare e migliorare le relazioni con la rete distributiva tradizionale (Business to Business) e investire sul proprio brand per ottenere clientela finale diretta e marginalità (Business to Consumer), sembrano essere le direttrici di un cambiamento fisiologico che tocca tutti i settori. Pena: la perdita di importanti quote di mercato.

    Molte aziende che hanno da sempre fatto il proprio business con altre aziende fanno ancora fatica a comprendere le dinamiche Business to Consumer. Le subiscono e non pianificano. L’obiezione che sento più spesso è: “Non voglio fare concorrenza ai miei negozianti”. Acquistare un prodotto o un servizio da mobile é ormai alla portata di tutti. E’ vero, disintermedia molti anelli della catena e a volte crea concorrenza alla rete distributiva tradizionale. Ma se si attua una strategia commerciale che apre la vendita online a mercati non coperti dai negozi e allo stesso tempo si dà visibilità agli stessi negozi con servizi di geolocalizzazione tramite store locator, si offrono maggiori opportunità al consumatore e si garantiscono marginalitá più elevate per l’azienda. 

    La tecnologia intelligente non deve penalizzare il business offline, ma aiutare il rivenditore fisico a conservare una dignitá sul mercato anche attraverso il digitale.

    Infine, Marketplace e Social Network possono aiutare l’esperienza d’acquisto ed essere cavalli di troia per le aziende, per testare nuovi mercati, prima di investire sull’Ecommerce. La partita è in ogni caso da giocare e si gioca sul miglioramento. L’arbitro è il consumatore, sempre piú connesso e affamato di informazioni. Sta all’azienda essere lungimirante e visualizzare tutta la filiera per fare le proprie scelte, concedendosi le migliori opportunità per cavalcare a lungo il proprio mercato.

  • L’acquisto di prodotti di lusso: negozio fisico e Ecommerce

    Secondo PwC “Total Retail 2017”, che ha analizzato il comportamento di 24.500 consumatori online e offline di 32 Paesi, di cui circa mille italiani (il 45% dei quali Millennials), in Italia vince ancora il negozio fisico. Il 51% del campione lo visita almeno una volta la settimana, contro il 32% di chi fa shopping online al computer, il 19% via tablet e il 20% via smartphone.

    L’incentivo maggiore per recarsi in negozio a comprare prodotti di lusso sono le promozioni, perché si preferisce l’esperienza d’acquisto in negozio, con il servizio, l’assistenza ed il consiglio esperto dello store manager, oltre che per evitare un prodotto contraffatto comprato online. Una digital strategy mirata può fare la differenza sui risultati economici di un’azienda.

    Tuttavia, il 58% degli intervistati compra online vestiti e accessori di alta gamma per beneficiare di sconti, passano in secondo piano la comodità (16%) e la reperibilità di certi articoli. Per i Millennials italiani la reperibilità diventa la leva principale per l’acquisto online. Ecco perchè occorre orientare le strategie di business considerando il peso di questo target e l’importanza che puù avere in futuro, se fidelizzato a dovere.

    Gli strumenti più utilizzati per la ricerca di prodotti tra i Millennials sono i social come Instagram e Pinterest ed il contenuto emozionale, anziché patinato, magari inviato da un amico o follower.

    Sul target complessivo i canali online preferiti dagli italiani sono le piattaforme multibrand come Yoox, Asos, Zalando, rispetto ai siti monobrand. Prevedere i marketplace per incrementare il traffico del canale diretto e le vendite online è fondamentale.

    Si naviga nella maggior parte dei casi in mobilità, si cercano recensioni sui prodotti, ma si acquista poi da desktop grazie a buoni sconto e programmi fedeltà oppure nel punto vendita fisico.

    Le domande che mi pongo sono:

    • Quale sarà il ruolo del negozio fisico nei prossimi anni, considerando che l’online offre una maggiore reperibilità del prodotto e l’esperienza fisica trasmette maggior fiducia nell’acquisto?
    • Quale sarà il ruolo del personale coinvolto nell’esperienza d’acquisto fisica nell’era dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata e virtuale?

    Se l’online e il virtuale difficilmente replicheranno fedelmente l’esperienza tattile e personalizzata dell’acquisto in negozio, è forse il lusso che si dovrà adattare alla tecnologia, integrando chioschi virtuali, robot o sistemi di buy and go (vedi Amazon Go) senza casse e personale?

    Il cambiamento è già in atto, soprattutto nella grande distribuzione, ma come evolverà la digitalizzazione del lusso inteso come servizio a supporto dell’esperienza non è ancora dato a sapersi.

    Photo courtesy: Juan Karmy