• ORIGINI E MANIFESTO “BE THE BOOM OF YOURSELF”

    Origini

    Tutto iniziò a fine ottobre 2009. In un periodo particolare della mia vita, mentre andavo alla ricerca continua e vana di un equilibrio sentimentale e professionale che non arrivava, un mio caro amico mi consigliò la lettura di un libro che lui stesso aveva letto: The Secret di Rhonda Byrne, un best seller sulla legge di attrazione che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.
    Diceva che quel libro gli aveva cambiato la vita o comunque molte visioni della sua vita erano radicalmente cambiate in positivo. Da cattivo lettore quale ero all’epoca, la mia prima reazione fu una pregiudizievole indifferenza nei confronti del libro, ma dopo alcuni input mi decisi di acquistarlo.
    Fin dalle prime righe capii subito che era il libro giusto al momento giusto e che avrebbe sicuramente dato una svolta importante alle mie motivazioni personali ed al mio modo di ragionare la vita.
    Addentrandomi nella lettura mi sentivo sempre più in pace con me stesso ed in sintonia con le parole impresse in quella carta in finta pergamena.
    I concetti da apprendere erano molto semplici ma c’era bisogno di un input che muovesse in me forti emozioni, in modo da applicare concretamente le teorie ed i talenti che portavo inconsciamente dentro fin da bambino.

    La lettura di The Secret ha dato il via alla mia trasformazione personale e professionale. Ho iniziato a coltivare la passione per la lettura, la scrittura e la crescita personale. Da allora non ho mai smesso di leggere (li mangio a colazione..!!), scrivere durante il mio Miracle Morning e frequentare corsi con i più importanti formatori al mondo. Ho acquisito le competenze digitali e linguistiche che mi mancavano ed ho avviato e guidato una mia startup dal 2012 al 2015. Cerco di migliorarmi giorno dopo giorno, applicando i principi che apprendo alla mia vita personale e professionale.

    A distanza di qualche anno ho deciso di aprire questo blog e condividere alcune mie riflessioni e contenuti. Il Digital è il mio habitat professionale, dove ho sviluppato le mie competenze negli ultimi anni. La Crescita personale è la mia ragione di vita. Il miglioramento e la conoscenza interiore di me stesso è parte di me, il motore di ogni mia iniziativa. Il Lifestyle è un contenitore trasversale, strettamente legato a quello della crescita personale, che racconta iniziative per me rilevanti in ambito personale e business.

    Condividere serve prima di tutto a me per ricordarmi alcuni concetti che diversamente resterebbero nel dimenticatoio dei libri che leggo.. e poi spero di trasmetterti qualche spunto utile per la tua vita!

    Manifesto

    Be the BoOM! of Yourself è un inno alla motivazione ed al miglioramento.

    Attiva l’ingegno, trova soluzioni alternative per ottenere ciò che desideri. Cavalca l’innovazione. Ragiona fuori dagli schemi. Stimola dentro di te emozioni positive come l’autostima e l’entusiasmo, sono contagiose e permettono di creare relazioni durature e profittevoli.
    La vita vale la pena di essere vissuta al meglio di te stesso.

    Il motore sei tu, la tua volontà e l’armonia con l’Universo. I risultati che ottieni partono dalla motivazione e dalla passione che metti in quello che fai. Il resto è una conseguenza. Abbi il coraggio di aver torto e sii aperto al confronto.
    La vita è un viaggio, fatto di piccoli passi e successi da celebrare, uno dopo l’altro. Prendi il fallimento come un insegnamento per migliorare e guarda avanti con positività ed entusiasmo.

    “Non serve vedere la vetta della montagna, l’importante è iniziare a scalare”.

    Datti tempo e aspettati i risultati che speri di ottenere. Immagina quello che desideri e agisci per ottenerlo.
    Armonizzati con la tua anima e l’Universo che ti circonda. La crescita personale è un potente mezzo per conoscere te stesso.

    Ricerca cosa è meglio per te,
    sperimenta cosa ti viene meglio,
    ringrazia per quello che hai,
    ama chi ti sta vicino
    e diffondi amore ed entusiasmo.

  • Facebook Watch è la nuova TV

    Facebook ha rilasciato Watch, la nuova piattaforma per vedere i video. Obiettivo: tenere l’utente sempre più connesso e dentro lo stesso presidio digitale in modo da proporre una serie di contenuti e servizi che lo porteranno ad acquistare prodotti e servizi di terzi.

    Incrementando il tempo di permanenza dentro Facebook le aziende possono sfruttare questo strumento per aumentare le opportunità di catturare l’attenzione dei potenziali clienti. Non solo dentro la piattaforma Facebook.com, ma anche AppleTV, AmazonTV e altri canali, ampliando ulteriormente le possibilità di diffusione del servizio. Ma gli altri player come YouTube e Netflix resteranno a guardare o amplieranno il loro servizio con qualcosa di nuovo?

    YouTube è una piattaforma web, fondata nel 2005, che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video (video sharing). Ha una componente social (come Facebook), gli utenti possono votare e commentare i video. Sul sito è possibile vedere di tutto. Nel 2006 è stata acquistata da Google per circa 1,7 miliardi di dollari.

    Netflix, piattaforma globale in abbonamento per la visione di video in streaming, fa quasi 9 miliardi di fatturato. Hanno vinto su Blockbuster realizzando una nuova cultura di fruizione dei contenuti con le serie televisive, hanno personalizzato l’offerta dei contenuti per l’utente sulla base del suo comportamento di utilizzo e hanno avuto una grande perseveranza nell’inseguire la loro visione.

    Nel frattempo Facebook, in vantaggio anni luce avendo un database enorme di informazioni che gli utenti (persone e aziende) condividono ogni giorno, oltre che essere piattaforma per la generazione di contenuti e Advertising, sta diventando strumento ufficiale di trasmissione di informazioni in ambito web (broadcasting), con potenzialità nel campo della comunicazione senza eguali nella storia dell’umanità.

    We believe it's possible to rethink a lot of experiences through the lens of building community — including watching video. Watching a show doesn't have to be passive. It can be a chance to share an experience and bring people together who care about the same things.That's why today we're launching the Watch tab in Facebook — a place where you can discover shows your friends are watching and follow your favorite shows and creators so you don't miss any episodes. You'll be able to chat and connect with people during an episode, and join groups with people who like the same shows afterwards to build community. We hope Watch will be home to a wide range of shows — from reality to comedy to live sports. Some will be made by professional creators, and others from regular people in our community. We're starting to roll out the Watch tab to a limited number of people in the US, and the plan is to bring it to more people soon. I hope you enjoy!

    Pubblicato da Mark Zuckerberg su Mercoledì 9 agosto 2017

     

  • 12 spunti per costruire una strategia vincente per incrementare le vendite

    In un mondo sempre più connesso i canali digitali giocano e giocheranno un ruolo importantissimo per il business di un’azienda. Non sono più un nice to have, sono un must da continuare a far crescere, sviluppare e integrare nella vita reale. Ma non tutti i canali si sposano alla perfezione con ciascun segmento di mercato. Se vendiamo un prodotto fisico il cui valore percepito dal consumatore necessita di un’esperienza d’acquisto fisica, alcuni step del processo di acquisto online rischiano di non essere soddisfatti (per esempio nella moda non puoi provare il capo oppure nessuno della tua cerchia l’ha già acquistato e non puoi chiedere consigli, ecc.).

    Finchè la tecnologia non permetterà di colmare queste mancanze, ecco 12 spunti per costruire una strategia di drive-to-store e incrementare le vendite. Combinando tra loro i vari tool si possono ottenere risultati interessanti sia partendo dall’online verso offline che viceversa.

    Online >> Offline: Motori di ricerca, Social e AI (Drive-to-store)

    1. SEM geolocalizzato e mobile (risultati a pagamento con Google)
    2. Local SEO con ottimizzazioni per area (risultati organici con Google)
    3. SMM con target geografico (es. Facebook ADV oppure filtri di Snapchat)
    4. Micro-Influencers localissimi (es. Instagrammers)
    5. Massimizzazione aree non-commerce di un eShop (es. Store Locator Interattivo)
    6. AI (Aritificial Intelligence) integrata nell’esperienza d’acquisto (ChatBot gestito in un eShop o via Facebook Messenger)

    Offline >> Online: Proximity, Kiosk, VR e AR

    1. Click & Collect ovvero Pick & Pay
    2. Beacons, RFid e Nfc in-store che dialogano con lo smartphone
    3. Materiali PoP (espositori, insegne, vetrofanie, i box pallet)
    4. Gaming con interazioni via smartphone (es. Pokemon Go)
    5. VR: virtual reality attraverso l’utilizzo di occhiali visori indossabili (vivo un’esperienza digitale dentro il negozio)
    6. AR: augmented reality usando i supporti relativi in-store (corner e chioschi digitali)

    Tra tutti i punti presentati e al di là dei grandi trend dell’AI e Machine Learning i social, l’ecommerce e l’interazione tra questi due mondi mi interessa molto. Analizzare come un’ambiente sociale di scambio idee, opinioni, esperienze e informazione può dialogare di più con l’ecommerce lo trovo sfidante. WeChat (social-commerce network cinese) lo fa già da tempo. Facebook ha investito molto negli ultimi anni per ottenere una posizione di leadership sul mercato dei social, ma l’acquisto come verrà gestito? Il tema in ballo è tecnologico o psicologico? Compreremo mai un prodotto in un luogo “rumoroso” come Facebook sentendoci confidenti nel farlo? E che ruolo giocano i social in relazione ai punti vendita fisici del futuro?

    Per ora i social sono sicuramente validi strumenti di comunicazione e marketing e drive-to-buy e l’ecommerce (diretto o gestito da un marketplace che sia) continua ad essere un’ottimo strumento per le aziende per costruire la propria rete di contatti, vendere i propri prodotti e fidelizzare il consumatore. Sono a mio avviso ancora mondi troppo separati. Da consumatore abituale di prodotti moda non ho ancora la sensazione di vivere un’esperienza pienamente integrata con le mie abitudini d’acquisto, fluida e soddisfacente. Le aziende molto spesso hanno una visione parziale del futuro e della tecnologia e non sempre investono in una strategia globale, ma si concentrano sui singoli strumenti.

    L’idea di potermi muovere in un solo luogo in cui ricercare prodotti e informazioni utili per poter acquistare serenamente quello che desidero e di poter interagire al tempo stesso con la mia cerchia (attraverso pareri, recensioni, votazioni, ecc.) mi darebbe la possibilità di vivere un’esperienza più veloce, fluida e coinvolgente.

    Chiaramente questa è la mia visione attuale dello scenario basata sull’esperienza maturata sul campo.. Voi cosa ne pensate? Se ti va scrivimi pure qui nei commenti oppure sui miei social.

    link instagram

  • Il digitale trasforma il mercato delle PMI e orienta la marginalità sul consumatore

    Il digitale trasforma il mercato delle PMI e orienta la marginalità sul consumatore. Il potere è in mano al consumatore, il potere “è” il consumatore. L’Ecommerce rappresenta per le azienda una triplice opportunità:

    • Digitalizzare e automatizzare i processi commerciali aziendali con soluzioni tecnologiche b2b: l’azienda può servire al meglio la propria rete di clienti (qualsiasi essa sia) e fidelizzarla, dare in mano all’agente oppure al cliente uno strumento per effettuare un’ordine di prodotto, sgravare le risorse interne dalla gestione manuale dell’ordine e avere uno storico degli ordini a capire meglio i trend di mercato.
    • Dare un maggiore servizio al consumatore finale con soluzioni tecnologiche b2c: uno shop online è touch point di estrema importanza nella customer journey di un consumatore. Permette di tracciare tutte le attività dell’utente, dalla raccolta di informazioni su un prodotto all’acquisto e dall’acquisto al post vendita.
    • Gettare le basi tecnologiche per essere pronti all’innovazione di domani: AI (Artificial Intelligence), ChatBot, VR (Virtual Reality), Pattern Recognition, Machine Learning, Social Retailing and much more..

    Gestire l’Ecommerce b2b e il b2c in un’unica piattaforma tecnologica pensata in ottica omnicanale, dove l’offline dialoga con l’online e viceversa, crea un vantaggio competitivo che si ripercuote positivamente su passato, presente e futuro del business di un’azienda. Consolidare e migliorare le relazioni con la rete distributiva tradizionale (Business to Business) e investire sul proprio brand per ottenere clientela finale diretta e marginalità (Business to Consumer), sembrano essere le direttrici di un cambiamento fisiologico che tocca tutti i settori. Pena: la perdita di importanti quote di mercato.

    Molte aziende che hanno da sempre fatto il proprio business con altre aziende fanno ancora fatica a comprendere le dinamiche Business to Consumer. Le subiscono e non pianificano. L’obiezione che sento più spesso è: “Non voglio fare concorrenza ai miei negozianti”. Acquistare un prodotto o un servizio da mobile é ormai alla portata di tutti. E’ vero, disintermedia molti anelli della catena e a volte crea concorrenza alla rete distributiva tradizionale. Ma se si attua una strategia commerciale che apre la vendita online a mercati non coperti dai negozi e allo stesso tempo si dà visibilità agli stessi negozi con servizi di geolocalizzazione tramite store locator, si offrono maggiori opportunità al consumatore e si garantiscono marginalitá più elevate per l’azienda. 

    La tecnologia intelligente non deve penalizzare il business offline, ma aiutare il rivenditore fisico a conservare una dignitá sul mercato anche attraverso il digitale.

    Infine, Marketplace e Social Network possono aiutare l’esperienza d’acquisto ed essere cavalli di troia per le aziende, per testare nuovi mercati, prima di investire sull’Ecommerce. La partita è in ogni caso da giocare e si gioca sul miglioramento. L’arbitro è il consumatore, sempre piú connesso e affamato di informazioni. Sta all’azienda essere lungimirante e visualizzare tutta la filiera per fare le proprie scelte, concedendosi le migliori opportunità per cavalcare a lungo il proprio mercato.

  • L’acquisto di prodotti di lusso: negozio fisico e Ecommerce

    Secondo PwC “Total Retail 2017”, che ha analizzato il comportamento di 24.500 consumatori online e offline di 32 Paesi, di cui circa mille italiani (il 45% dei quali Millennials), in Italia vince ancora il negozio fisico. Il 51% del campione lo visita almeno una volta la settimana, contro il 32% di chi fa shopping online al computer, il 19% via tablet e il 20% via smartphone.

    L’incentivo maggiore per recarsi in negozio a comprare prodotti di lusso sono le promozioni, perché si preferisce l’esperienza d’acquisto in negozio, con il servizio, l’assistenza ed il consiglio esperto dello store manager, oltre che per evitare un prodotto contraffatto comprato online. Una digital strategy mirata può fare la differenza sui risultati economici di un’azienda.

    Tuttavia, il 58% degli intervistati compra online vestiti e accessori di alta gamma per beneficiare di sconti, passano in secondo piano la comodità (16%) e la reperibilità di certi articoli. Per i Millennials italiani la reperibilità diventa la leva principale per l’acquisto online. Ecco perchè occorre orientare le strategie di business considerando il peso di questo target e l’importanza che puù avere in futuro, se fidelizzato a dovere.

    Gli strumenti più utilizzati per la ricerca di prodotti tra i Millennials sono i social come Instagram e Pinterest ed il contenuto emozionale, anziché patinato, magari inviato da un amico o follower.

    Sul target complessivo i canali online preferiti dagli italiani sono le piattaforme multibrand come Yoox, Asos, Zalando, rispetto ai siti monobrand. Prevedere i marketplace per incrementare il traffico del canale diretto e le vendite online è fondamentale.

    Si naviga nella maggior parte dei casi in mobilità, si cercano recensioni sui prodotti, ma si acquista poi da desktop grazie a buoni sconto e programmi fedeltà oppure nel punto vendita fisico.

    Le domande che mi pongo sono:

    • Quale sarà il ruolo del negozio fisico nei prossimi anni, considerando che l’online offre una maggiore reperibilità del prodotto e l’esperienza fisica trasmette maggior fiducia nell’acquisto?
    • Quale sarà il ruolo del personale coinvolto nell’esperienza d’acquisto fisica nell’era dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata e virtuale?

    Se l’online e il virtuale difficilmente replicheranno fedelmente l’esperienza tattile e personalizzata dell’acquisto in negozio, è forse il lusso che si dovrà adattare alla tecnologia, integrando chioschi virtuali, robot o sistemi di buy and go (vedi Amazon Go) senza casse e personale?

    Il cambiamento è già in atto, soprattutto nella grande distribuzione, ma come evolverà la digitalizzazione del lusso inteso come servizio a supporto dell’esperienza non è ancora dato a sapersi.