• La guida definitiva per la vendita: l’intelligenza emotiva

    La vendita

    Le vendita è un arte da apprendere che racchiude in sé competenze hard e soft, da quelle professionali a quelle personali, come la linguistica, la comunicazione verbale e non verbale e l’empatia, ovvero la capacità di immedesimarsi negli altri, l’istinto. Siamo tutti artisti quindi.

    Pensi di non aver bisogno di migliorare le tue prestazioni di vendita, di non aver nulla a che fare con la vendita o ricopri un ruolo lontano dalle logiche di vendita? Vendiamo tutti i giorni, sul posto di lavoro e a casa. Anche quando compriamo qualcosa in realtà vendiamo. Lo facciamo tutte le volte in cui ci relazioniamo con gli altri.

    Ho pensato di riassumere in questo articolo i concetti principali appresi da Colleen Stanley nel corso di Performance Strategies a cui ho partecipato e ripresi nel suo libro “Vendere di più con l’intelligenza emotiva”. Colleen è una delle migliori Sales Trainer a livello mondiale e a mio avviso una delle più competenti esperte di tecniche di vendita per entrare in sintonia con i clienti con l’intelligenza emotiva.

    3 modi per migliorare le prestazioni di vendita

    Quando ho iniziato l’attività di vendita mi trovavo spesso ad analizzare gli incontri che facevo solo dopo che ero uscito dalla porta dell’ufficio del potenziale cliente. Agli esordi, gli atteggiamenti che si mettono in atto quando sei di fronte al cliente sono spesso di fuga o combattimento. La fuga si verifica quando l’interlocutore si mette sulla difensiva e ti coglie impreparato, costringendoti a chiudere l’appuntamento perchè non hai armi per far fronte alle obiezioni. La fuga è in sostanza impreparazione. Il combattimento invece è la situazione opposta, quando cerchi di difenderti impropriamente (perché non hai ancora acquisito i giusti mezzi), e crei un clima di tensione caratterizzato da attacchi verbali e prese di posizione a catena che non portano da nessuna parte la ragione.

    Quali sono le azioni da intraprendere per migliorare la capacità di persuasione? Ne ho evidenziate 3 di importanti.

    1. Prendere la decisione di cambiare, crescere e migliorare;
    2. Identificare le obiezioni più frequenti e modificare la reazione;
    3. Esercitarsi in continuazione (il role playing con un collega è il miglior modo per apprendere nuove tecniche, interiorizzarle e applicarle quando sei con il cliente).

    Nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.

    vendita

    Vendere di più con l’intelligenza emotiva – Colleen Stanley

    Sul primo punto, ovvero prendere la decisione di cambiare per migliorare, la domanda da farsi è: fai solo un atto di presenza mentre lavori o ci tieni davvero? Conosco diverse persone che leggono molto, ascoltano e raccolgono informazioni su come diventare persone migliori o venditori più efficaci, ma poi non fanno nessuna azione concreta e non chiedono aiuto per migliorare e raggiungere nuove vette in termini di risultati. “Quando finisci di imparare, sei finito”. L’apprendimento continuo porta valore ai clienti, accontentarsi uccide il business.

    Sempre sul tema del miglioramento un altro aspetto da coltivare è la gioia. I venditori realizzati tendono ad apportare gioia perché sono felici nella sfera personale e professionale. Farsi domande come: hai provato gioia oggi? se no, quando è stata l’ultima volta? Hai donato gioia agli altri oggi? Sono domande attivatrici che consentono di fare auto-analisi e trasmettere gioia ai clienti. La capacità di infondere sentimenti positivi incide sui risultati di vendita.

    Sul secondo punto mi è capitato spesso che il buyer chieda subito il prezzo. La maggior parte dei potenziali clienti non sanno bene che domande fare, perciò vanno subito al dunque e fanno l’unica domanda che sono in grado di porre: “Quanto ci costerà?” A quel punto se comunico il prezzo del prodotto/servizio che propongo mi scavo la fossa perché si innescherà una lotta al ribasso e alla scoutistica deleteria. Il segreto è non dare la risposta e dire piuttosto: “Sarà un colloquio produttivo perché esamineremo anche altri aspetti che dovrebbe prendere in considerazione.”
    In questo modo spostiamo l’attenzione sul valore che portiamo anziché sulla guerra del prezzo, mettendoci al pari di una concorrenza che non conosciamo. E’ scontato questo concetto? Bene, sei avanti! La maggior parte dei venditori ha difficoltà ad affrontarlo.

    La simpatia

    Quanta simpatia riesci a trasmettere agli altri e come la accresci per trasmetterla agli altri? Nessun potenziale cliente si fiderà mai di te dopo una sola conversazione e non dovrebbe di certo farlo.. Il tema vero è che la maggior parte delle trattative “salta” per la mancanza di “chimica” tra le persone sedute al tavolo. Le ricerche dimostrano che a parità di condizioni, le persone e le aziende acquistano di più da chi trovano simpatico.

    Per ottenere la fiducia e la simpatia degli altri serve avere fiducia in se stessi e stare bene con se stessi. Il primo passo è accettare se stessi, i propri punti di forza, ma soprattutto i punti deboli. Questa autenticità è una qualità importante per influenzare e persuadere, in senso positivo, gli altri.

    L’autenticità si raggiunge con la preparazione e l’allenamento. I migliori venditori sono preparati e quando sei preparato è più facile far uscire l’autenticità nel colloquio di vendita.

    L’empatia

    La simpatia crea l’empatia, ovvero la capacità di percepire, capire e apprezzare i sentimenti e i pensieri degli altri. E’ anche la capacità di vedere il mondo con gli occhi di un’altra persona e mettersi nei panni dell’altro. Il problema da superare è che la maggior parte delle persone non ascolta per capire, ascoltare per replicare.

    E’ veramente importante capire bene come vivono i tuoi clienti, quali sono i loro problemi e aspirazioni, in modo da far sentire a loro agio i clienti effettivi e potenziali nel corso del colloquio. Ho testato personalmente che cercando di adattarsi agli altri, cercando di creare una connessione, aumenta le possibilità di conservare la propria autenticità. D’altra parte questa teoria trova riscontro anche nella fisica. Il nostro corpo è fatto per il 70% di acqua, un elemento che muta in base al contenitore che deve riempire.

    Perché dovremmo opporci alle leggi della fisica? Bruce Lee insegnava che per vincere un combattimento devi essere acqua e adattarti alle mosse del tuo avversario.

    Be water, my friend

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    Vendere di più con l’intelligenza emotiva – Colleen Stanley

    Il tema della gioia si collega ai sentimenti positivi. E’ provato che i venditori simpatici hanno più probabilità di ottenere risultati. Le caratteristiche dei venditori più bravi e realizzati secondo Colleen:

    • Leggono, ascoltano e raccolgono informazioni su come diventare persone migliori e venditori più efficaci;
    • Chiedono più coaching e formazione per aumentare le loro competenze hard e soft;
    • Apportano gioia agli altri perché sono felici sia nella sfera personale che professionale;
    • Sono simpatici ed empatici e creano punti in comune con le persone perché si focalizzano sui bisogni dell’interlocutore;
    • Inseguono i propri sogni e non passano tutta la vita alle dipendenze di qualcun altro.

    L’aspettativa e l’investigazione

    Un’altro elemento determinante nel processo di vendita è l’aspettativa. Fissare bene le aspettative in una logica di partnership è la strada verso il successo. Infatti la customer satisfaction aumenta quando vengono fissate le aspettative all’inizio della trattativa e vengono gestite in tutto l’arco di sviluppo del progetto.

    Ecco alcuni suggerimenti che mi hanno aiutato a ottenere ciò che mi aspettavo:

    • Riesaminare i colloqui di vendita degli ultimi tre mesi, cercando di capire come mi sono posto;
    • Visualizzare e sperimentare la fissazione e la gestione delle aspettative;
    • Andare a rivedere qual è il valore che creo per i miei clienti potenziali ed effettivi.

    Per aumentare il tasso di chiusura delle trattative bisogna inoltre scoprire il prima possibile il disagio del cliente! I tassi di chiusura aumentano anche del 50% quando i venditori scoprono il problema del potenziale cliente e poi ne discutono insieme a lui l’impatto o le implicazioni. Come? Facendo più domande e parlando di meno.

    I bravi venditori non esitano a porre le domande difficili perché sanno quanto apprezzano i venditori che gli fanno venire il mal di testa. Anche perché in molti casi il problema dichiarato dal potenziale cliente non è quello vero e bisogna andare al di là del dichiarato con le competenze di problem solving.

    Arrivare a chi decide

    Come interagire e intendersi meglio? Creare empatia e far ricorso all’intelligenza emotiva significa anche rapportarsi con il tuo cliente in modo diverso a seconda della personalità che hai di fronte. E soprattutto arrivare a chi decide.

    I migliori venditori studiano gli organigrammi dell’azienda che andranno a visitare e identificano i rapporti d’influenza che incidono sulle scelte d’acquisto.

    Non basta identificare l’influenzatore delle decisioni in azienda, ma è saperlo coinvolgere e contattare per capire cosa ispira le sue decisioni.

    Al tipo dominante occorre rivolgere domande che si focalizzano sui risultati da ottenere. Al tipo influente sugli effetti positivi di una decisione e sull’organizzazione. Al tipo stabile domande sulla qualità del servizio e sulle preoccupazioni da dirimere e al tipo cauto sui criteri decisionali e sulle garanzie desiderate.

    Monetizzare

    Fatti pagare per quello che vali! Un paio di informazioni che ho testato sul campo..

    “Mi faccia vedere i soldi, signor XY. E’ disposto a investire sul mio prodotto o sul mio servizio prima che mi metta a scrivere una proposta?”

    Se il cliente risponde che non ha un budget ecco un paio di risposte tipo per gestire al meglio l’obiezione:

    Risposta 1
    Caro cliente, la maggior parte dei nostri clienti non ha un budget. Non è una cosa insolita. (Hai creato empatia). Ma altri clienti con problemi analoghi hanno investito somme comprese tra X e Y per superare questi problemi. E’ un range che le potrebbe andar bene? (Sei assertivo ed esamini la realtà)

    Risposta 2
    Le confesso che la sua riluttanza a rivelarci un budget mi incuriosisce. Forse pensa che potremmo venirne fuori con un numero magico che guarda caso coincide esattamente con il suo budget, senza offrirle delle opzioni meno costose? (Empatia) O è qualcosa altro? Se non le va di darci questa informazione, potremmo avere un problema. Quando lavoriamo con i clienti noi ragioniamo in una logica di partnership. E alla base di quella partnership c’è la sicurezza che non abuseremo della loro trasparenza e della loro sincerità. Cosa dovremmo fare a questa punto? (Assertività ed esame di realtà).

    Se invece il potenziale cliente prende in esame il tema dello sconto dicendo: “il vostro concorrente chiede il 20% di meno. Potete scendere allo stesso prezzo?”

    Potresti rispondere così:

    “Apprezzo la cortesia di rivelarci il suo prezzo. Ma mi resta una curiosità. Perché pensate ancora a noi, visto che da un’altra parte potete ottenere lo stesso valore a un prezzo più basso? Ci terremmo molto ad avervi come clienti, ma se un concorrente può fornirvi lo stesso valore a quel prezzo, non possiamo criticarvi di certo se optate per lui.”

    oppure:

    “Se il concorrente offre esattamente lo stesso valore a un prezzo inferiore, come mai la sua azienda è ancora sul mercato?”

    A questo punto, il prospect deve spiegare perché vuole portare avanti la trattativa.

    Se vuoi acquisire maggiori competenze sui temi della negoziazione ti invito a leggere il libro di Colleen Stanley “Vendere di più con l’intelligenza emotiva” (link Amazon per comprare il libro: http://amzn.to/2FYNuuu) e partecipare al prossimo Sales Forum di Performance Stretegies del 18-19 maggio a Milano. Clicca qui: http://www.performancestrategies.it/i-nostri-corsi/sales-forum-2018/

    A presto!
    Andrea

    PS. Se invece vuoi approfondire con me questi temi, in modo da applicarli alla tua attività o al tuo team, scrivimi pure nei commenti o inviami un messaggio privato lasciandomi i tuoi migliori riferimenti per ricontattarti.
    Ecco il link: https://andreamazzon.com/contatti/

  • COS’E’ LO YOGA SECONDO PATANJALI E COME COMPRENDERLO

    Da qualche anno pratico lo yoga, ma solo negli ultimi mesi ho compreso il vero significato, grazie alle teorie di Patanjali e agli insegnamenti del mio Maestro. Molte persone non si avvicinano allo yoga perchè pensano che sia una disciplina troppo mistica e lontana dalla vita reale. In realtà avvicina alla vita reale. Il suo significato viene compreso veramente solo con la pratica fisica e teorica, ma la spinta a conoscerlo deve venire da dentro. Io lo pratico per stare bene con me stesso, ritrovare equilibrio mentale, ma soprattutto per eliminare lo stress causato dalla frenesia lavorativa e migliorare le relazioni con gli altri.
    Ho riassunto in questo articolo alcuni concetti interessanti che ho appreso, insieme ad alcune mie considerazioni personali.

    Lo Yoga ti porta nel presente, l’unico posto dove esiste la vita.

    Cos’è lo yoga?

    Per l’Occidente lo yoga ha più una valenza fisica, un insieme di posture (le asana) più o meno articolate che servono per rendere il corpo elastico e bello da vedere mentre si assume la posizione durante la pratica. Oppure si fa riferimento al pranayama, la tecnica del respiro o ancora alla meditazione. Questa è una visione molto limitata dello yoga.
    Lo yoga è un percorso di crescita spirituale che fornisce al praticante le tecniche e le conoscenze necessarie per entrare in contatto prima di tutto con te stesso e ricongiungersi poi con l’Assoluto, l’Universo, le Grande Saggezza.
 E’ una disciplina scientifica, che dure da migliaia di anni e si è evoluta con l’uomo per donare benessere fisico, ma anche e soprattutto morale, mentale e spirituale. La sua pratica aiuta a sviluppare l’essere umano nella sua interezza.
    Il termine yoga deriva dal sancrito “yug”, che significa “legare assieme”, “unire”. Ecco perchè è sbagliato considerarlo semplicemente come un esercizio.

    Lo yoga è la realizzazione dello stato per cui il soggetto (colui che cerca), l’oggetto (l’oggetto della ricerca) e l’atto della ricerca (la pratica) non sono più entità separate, ma sono un tutt’uno. In questo stato viene svelata la vera natura dell’esistenza.

    Chi è Patanjali e cosa sono gli Yoga Sutra

    Uno dei più importanti testi dello yoga classico è lo Yoga Sutra (dal sanscrito “aforismi sullo yoga”) di Patanjali, filosofo indiano che ha portato alla luce il vero significato dello yoga e lo ha trasformato da tradizione mistica a “sistema filosofico”. Patanjali è considerato la più grande mente scientifica applicata alla spiritualità mai esistita.
    Lo Yoga Sutra è composto da 195 aforismi che descrivono la pratica e i “mezzi” tramite i quali è possibile raggiungere l’Unità con la Divinità interiore e l’Universo.
    Non ci sono date precise ma si pensa che il testo sia stato scritto tra l’anno 0 e il 400 d.C.. 
E’ stata l’opera più tradotta tra i testi dell’India antica, durante l’era medievale e, nonostante l’importante diffusione dell’epoca, si sono perse le tracce per circa 700 anni (tra il XII e il XIX secolo). Swami Vivekananda, un mistico indiano vissuto fino ai primi ‘900 ha riportato alla luce i testi di Patanjali e grazie a lui lo Yoga Sutra è tornato ad essere conosciuto e studiato nel XX secolo.
    Nei suoi aforismi, Patanjali elenca gli ashtanga (dal sanscrito asht, “otto” e angas, “arti”, “rami”) dello yoga. Una possibile interpretazione di questi rami (che si traducono spesso in stadi) è il considerarli come i gradini di una scala che il praticante deve salire per raggiungere kaivalya, la suprema libertà. Tra poco vedremo a che cosa si riferiscono questi 8 stadi.

    Yoga come Unità

    Prima di comprendere la natura unitaria e non duale dello yoga e della realtà è necessario (almeno per me è stato così) credere che l’ego (ovvero la mente) sia un elemento distaccato dal corpo e dall’anima. Questa comprensione definiamola “provvisoria” mi ha portato ad una consapevolezze più profonda del mio essere e a comprendere alla fine che siamo, prima di tutto, un tutt’uno con noi stessi. Accettare il nostro ego, e non eliminarlo, è un atto di comprensione profonda che evita anni e anni di conflitti interiori. Bisognerebbe insegnare dalle scuole medie questa materia.
    Lo yoga in altre parole è la comprensione della sostanziale non dualità della realtà: l’illuminazione avviene quando il soggetto, l’oggetto e l’atto del ricercare sono compresi come essenzialmente unitari.
 Yoga (unità) avviene quando non esistono più la mente, il corpo e l’anima come elementi separati da noi e quando non esiste separazione con l’altro, il prossimo tuo. Esiste solamente una coscienza superiore che è consapevole del Tutto.
    Secondo Patanjali, la mente razionale non può comprendere questa fondamentale Unità, infatti egli definisce lo yoga anche come “citta vritti nirodha”, cioè la cessazione delle fluttuazioni della mente.
 Quando il pensiero è assente colui che vede accetta il suo stato naturale.

    I centri energetici

    L’energia del nostro corpo è un tutt’uno con la mente. Secondo Patanjali non c’è equilibrio energetico se prima non c’è purificazione dei propri comportamenti e attitudini verso gli altri e verso se stessi. Il corpo deve essere mantenuto in salute e la mente deve essere allenata, in modo che entrambi siano pronti per concentrarsi e meditare. Questi sono mezzi per arrivare allo stato di samadhi, la temporanea consapevolezza (non razionale) di Unione.

    Prima di passare in rassegna gli 8 stadi dello yoga è opportuno introdurre e comprendere l’esistenza dei 7 centri energetici presenti in ognuno di noi, detti anche chakra. Ogni chakra si colloca in un’area ben precisa del nostro corpo ed ha una funzione specifica. La pratica dello yoga permette di pulire questi centri energetici e ricaricarli. Ci sono pratiche che lavorano sul singolo centro oppure che li fanno lavorare assieme. Lavorare sul settimo chackra è molto difficile per noi occidentali, richiede una pratica costante e giornaliera dello yoga e probabilmente un alienamento dalla società con una privazione di tutto ciò che è legato a beni materiali e relazioni con il prossimo che coinvolgono il sensi o gli istinti sessuali. L’energia primordiale, per esempio, in questi casi non deve essere dispersa, ma convogliata verso l’alto e trasmutata in spiritualità.
    Io non sono ancora pronto per questo stadio e forse mai lo sarò! ;D

    yoga

    I 7 chakra – Centri energetici dell’essere umano

     

    Gli 8 stadi dello Yoga

    Il percorso segnato da Patanjali, come detto in precedenza, prevede otto stadi. I primi due stadi si riferiscono alla condotta e alla disciplina morale. Solo dal terzo stadio si inizia a parlare di esercizio fisico e controllo delle energie. Tali stadi si riconducono, a livello teorico e pratico, ai 7 centri energetici. I primi due chackra possono essere idealmente considerati come unità e si riconducono ai primi due stadi dello yoga. Infatti dal rapporto tra persona e corpo e dalla regolazione del desiderio e le funzioni primordiali scaturiscono l’etica e la disciplina.

    1. Yama (principi etici e morali)
    2. Niyama (discipline)
    3. Asana (posture fisiche)
    4. Pranayama (controllo della respirazione e delle energie)
    5. Pratyahara (riassorbimento dei sensi)
    6. Dhrana (concentrazione)
    7. Dhyana (meditazione)
    8. Samadhi (stato di grazia, esperienza diretta dell’unione tra il soggetto e l’oggetto)

    yoga sutra

    Gli 8 stadi dello Yoga secondo Patanjali

    Se vuoi addentrarti in un percorso di crescita personale o approfondire la conoscenza dello yoga ti invito o venire con me ad una lezione con il Maestro Massimo Rigato (www.massimorigato.net). Scrivimi qui sotto oppure contattami sui miei social così ci organizziamo.

    Ti consiglio di leggere anche l’articolo “Come funziona la nostra macchina biologica” per comprendere meglio i motivi per cui dovresti avvicinarti allo yoga.
    Ecco il link: https://andreamazzon.com/comune-funziona-la-nostra-macchina-biologica/

    Un abbraccio!
    Andrea

  • Personal branding: gli elementi chiave per una solida strategia

    Perché investire su se stessi

    Non è per niente facile costruirsi un’identità digitale, ottenere risultati in termini di visibilità e tanto meno guadagnare utilizzando gli strumenti di comunicazione online. Ma l’identità digitale non è altro che la tua identità professionale reale. Lavorare sul Personal branding permette di definire la tua identità professionale, ovvero definire chi sei, quali sono le tue competenze hard e soft e qual è il tuo target di riferimento, ovvero chi sono i tuoi interlocutori, i tuoi alleati, i tuoi potenziali clienti. Avere tante belle competenze non basta. Se hai competenze e le comunichi in modo efficace, utilizzando l’ottica “che tipo di alleato sei?” hai maggiori chance di definire la tua identità professionale e tirar fuori dal cilindro tutti gli strumenti “magici” per affermare anche la tua identità digitale.

    Il personal branding ha molto a che fare con la leadership personale e con l’approccio “trasforma la tua persona in un brand”. Affermare il proprio brand personale significa:

    • Far sì che il primo nome che viene in mente alle persone in una determinata materia sia il tuo
    • Avere un valore di mercato superiore alla media dei concorrenti
    • Avere accesso ai migliori clienti e fornitori
    • Godere di quella celebrità strategica che ti permette di avviare le relazioni più interessanti

    Jeff Bezos, CEO di Amazon, sostiene che:

    Personal brand è ciò che dicono di te quando non sei nella stanza

    Sono molto d’accordo. Questo risultato lo si ottiene comunicando con le persone, capendo le persone entrando in empatia e comunicando al meglio il tuo messaggio. Piú facile a dirsi che a farsi.. Spesso dall’altra parte si ha che fare con interlocutori che non hanno tutta questa voglia di investire nelle relazioni, per pigrizia, superficialità o semplicemente poco interesse. Faccio un esempio portando sul tavolo il mio caso. Qualche mese fa ho deciso di investire su me stesso creando questo blog e provando a gestire i miei canali social con più attenzione. Il mio obiettivo é coltivare relazioni di qualità, attirare opportunità di business, cercando di andare oltre i canali tradizionali “a freddo”. Non è detto che riesca nell’intento ed in ogni caso questo esperimento spero mi porterà comunque a maturare competenze, idee e nuove visioni del mercato.

    Personal branding vuol dire anche fiducia. La fiducia è la leva principale nel processo di acquisto ed è più facile concedere la propria fiducia ad una persona in carne ed ossa che ad un’azienda, ad un Personal brand che ad un Brand.

    Un’esercizio che ho trovato utilissimo per definire la mia propria promessa sul mercato mi è stato consigliato da Helga Olgiari, appassionata di temi di crescita personale e consulente personal branding e storyteller di Stand Out, la prima agenzia di Milano specializzata sui temi del personal branding. Stand Out è stata fondata da Gianluca Lo Stimolo, militante da quasi 20 in HRD Training Group, la Società di Formazione e Leadership School di Roberto Re. L’esercizio, contenuto all’interno dell’e-book scritto proprio da Gianluca, consiste in auto-test composto da una serie di domande di qualità atte a individuare, attraverso risposte guidate, la propria promessa sul mercato.

    FACCE DA BRAND Il Personal Branding che fa crescere il tuo Business

    Ecco le 9 domande di qualità per costruire una solida strategia di personal branding:

    1. Qual è il tuo argomento? In che cosa sei esperto? Su cosa ti chiedono consiglio? Cosa conosci meglio di altri o cosa ti appassiona?
    2. Quali sono i 3 aggettivi che meglio descrivono il tuo modo di dare valore nel tuo argomento?
    3. Qual è la tua dote principale nel tuo lavoro?
    4. Che ruolo vuoi avere nel tuo argomento e chi vuoi essere?
    5. Quali sono gli aggettivi che definiscono come sei in quel ruolo?
    6. Con quali prodotti/servizi eserciti questo ruolo?
    7. Quali sono i clienti che acquistano il tuo prodotto/servizio?
    8. Cosa ottengono i tuoi clienti?
    9. Che metodologia usi? Hai una tua formula per arrivare al risultato promesso?

    Il test è molto efficace. Vi consiglio di richiedere una copia digitale dell’e-book e fare un passaggio in Stand Out se siete a Milano. Per creare la tua proposizione di valore occorre che sia prima di tutto chiara dentro di te.

    Personal Branding e Digital

    Un’altro strumento che mi ha aiutato molto è il libro di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti PERSONAL BRANDING: Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità (Acquista il libro). Gli autori, due specialisti di Personal Branding e Digital, indicano le strategie e gli strumenti che hanno rivoluzionato il modo di fare promozione di se stessi. Il punto di partenza sono sempre le domande di qualità:

    • Cosa ti rende unico rispetto ai concorrenti?
    • Cosa sai fare?
    • Perché lo fai?
    • Come lo fai e quali benefici offri?

    Per posizionarsi sul mercato bisogna specializzarsi e verticalizzare la propria offerta, concentrandosi sempre su quello che ti rende differente e rilevante. Le passioni aiutano a coinvolgere e unire e se utilizzi al meglio la rete puoi raggiungere un’audience molto ampia.

    Vi condivido alcuni spunti tratti dal loro libro:

    • Comunica il tuo brand con chiarezza, consistenza e costanza
      .
      Comunica in modo semplice ed efficacerispondendo a domande di qualità, ripeti lo stesso concetto più volte in modo che chi vede, ascolta o legge il tuo messaggio si ricordi di te. Devi essere costante, scegliendo le occasioni giuste per divulgare il tuo messaggio;
    • Il marketing di se stessi è anche emozione, come lo sono i messaggi delle migliori aziende al mondo. Associare una emozione al tuo messaggio, a te o alla tua azienda, comporta aumentare le potenzialità di avere successo, specialmente online;
    • Il networking (o meglio il social networking) è un’altra attività importante da coltivare. Individuare persone influenti nel tuo stesso settore o in settori affini, ed entrare in relazione con loro, facilita la diffusione del tuo messaggio. Adotta l’approccio: promuovi te stesso promuovendo gli altri;
    • Crea conversazioni perché i mercati sono conversazioni. Lo puoi fare da creatore e promotore attivo dei tuoi contenuti, oppure entrando nelle discussioni promosse dagli altri utenti, promuovendo il tuo punto di vista rispetto ad una conversazione affine alla tua proposta di valore. I blog, come i social, sono ottimi canali per condividere idee, pensieri, spunti e conoscenze sui temi relativi al tuo brand. Nelle conversazioni (che siano su blog, Facebook o altri canali) l’ascolto è l’elemento essenziale. Prima di esprimere la tua opinione e commentare, ascolta e comprendi il punto di vista degli altri;
    • La comunicazione su Internet è liquida e si propaga moltovelocemente. Ci sono dei tool interessanti che permettono di scoprire chi parla di te e monitorare determinate parole chiave in merito agli argomenti che tratti, come Google Alert; Socialmention o Samepoint permettono di ottenere più o meno gli stessi risultati attraverso ricerche comparate sui social media; Google Ricerca Blog aiuta a capire come si evolve il tuo mercato sull’universo dei blog. (Non voglio addentrarmi troppo su questo argomento! Ne riparlerò in maniera più approfondita su un altro articolo..).

      personal branding

      Luigi Centenaro, Tommaso Sorchiotti – PERSONAL BRANDING: Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità

    L’unico modo per fare un buon lavoro è amare quel che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare. Non accontentarti. Come per tutte le questioni di cuore, saprai di averlo trovato quando ce l’avrai davanti.

    Costruirsi un brand forte online è più facile a dirsi che a farsi. Proviamo a fare un passo alla volta. Puntare sul tuo personal brand è un ottimo punto di partenza per costruire una strategia chiara che soddisfi tutti i suggerimenti proposti dagli esperti citati in questo articolo. Ma le soft skill possono diventare hard?

    Per fare un esempio, Helga di Stand Out prende spesso spunto dai concetti appresi nei libri di crescita personale che legge (soft skill) e li applica nel suo lavoro, ma non li mette sullo stesso piano delle competenze più verticali. Le soft skill sono competenze trasversali che fanno la differenza, ma nel suo caso non sono proprio ciò che “vende”. Lei consiglia di partire dalle competenze hard (quelle collegate all’obiettivo) e puntare su quelle. Il settore di preferenza potrebbe essere l’ambito in cui le offri.
    In altri casi però le soft skill possono diventare hard, ovvero la fonte principale di sostentamento. E’ il caso in cui una passione diventa nel tempo un lavoro a tempo pieno. Pensiamo ad una fashion blogger che inizia a postare foto sui social perché ama vestirsi bene e mettersi in mostra e poi diventa la web influencer più richiesta del mercato.

    Credo che in molti casi sia l’attitudine di una persona a determinare l’orientamento della propria vita professionale, in molti altri è la determinazione e la perseveranza di iniziare un’attività online e continuare con costanza in quella direzione a portare risultato. Se ti interessa approfondire il tema “attitudine e azione” ho scritto l’articolo L’arte di passare all’azione che spero troverai interessante. Ecco qui il link: https://andreamazzon.com/larte-passare-allazione/

    Se l’argomento di questo articolo ti è piaciuto e sei riuscito ad arrivare fino in fondo senza annoiarti fatti sentire!

    Lasciami un commento qui sotto.

    Un saluto, a presto.

    Andrea

  • Startup: Imparare dai fallimenti per creare successi

    Premesse sul libro Startup Zero.0

    Il libro Startup Zero.0 di Federico Pistono è stato uno dei pochi libri che ho letto in 8 ore nette. Il tema trattato mi ha toccato da vicino e mi hanno sorpreso soprattutto la fluidità della scrittura ed il linguaggio molto diretto, chiaro, semplice e zero bullshit (poca fuffa e tanta concretezza). Federico è un imprenditore, angel investor e divulgatore scientifico. Veronese di origine, studia tecnologie esponenziali alla Singularity University della NASA, è stato consulente per aziende come Lufthansa e Google ed ha pubblicato diversi libri che parlano di futuro e tecnologia.

    Questo libro evidenzia che il tema del fallimento di una Startup viene visto in Italia e in America in modi completamente differenti. In Italia viene visto come un bollino nero per l’imprenditore, mentre in America, soprattutto in Silicon Valley, dove è nato il fenomeno Startup, se hai fallito almeno una volta hai più chance per ripartire con una nuova iniziativa e trovare investitori che ti supportino. Ho avuto l’ennesima conferma che tanti imprenditori digitali avviano iniziative di business e poi le chiudono perché le condizioni di mercato non sono favorevoli oppure perché i fondi o il team non sono sufficienti per sostenerne la crescita. Fa parte del gioco dell’essere imprenditori.

    Il 99,9% delle startup che nascono falliscono entro 2 anni! Purtroppo ho vissuto anch’io sulla mia pelle questa esperienza e sono rientrato a pieno titolo in questa casistica. Molti di voi sanno di cosa parlo e mi hanno seguito durante la mia esperienza imprenditoriale.
    Guardando il bicchiere mezzo pieno il fallimento è esperienza, conoscenza del tuo settore e opportunità per creare nuove iniziative di successo. E’ un grandissimo insegnamento per imparare dagli errori fatti e rimettersi in pista con nuovi progetti professionali.

    Ecco gli 8 spunti più significativi del libro

    I seguenti spunti possono essere seguiti sicuramente da chi ha intenzione di lanciare una nuova iniziativa e tanto più da chi ha un business più tradizionale. Per questa ultima categoria occorre astrarre il concetto di Startup a Impresa tradizionale.

    1. startup

      Startup Zero.0 Imparare dai fallimenti per creare successi

      Una Startup esiste per risolvere un problema che le persone, o le aziende, hanno. E’ il mercato a decretare se il tuo prodotto risolve un problema o è semplicemente frutto delle tue errate assunzioni. Se non parti da questo presupposto le probabilità di successo si riducono drasticamente.

    2. Per avere crescita devi avere un prodotto che la gente e le aziende vogliono. Puoi anche risolvere un problema che il mercato sente come impellente, ma può non piacere la modalità con cui lo risolvi o il prodotto/servizio che proponi. E’ opportuno validare il prodotto/servizio, raccogliere feed back e avere nel più breve tempo possibile un product-market-fit in modo da iniziare lo sviluppo vero e proprio.
    3. Le uniche cose che importano per la crescita:
      – Come fare arrivare gli utenti o le aziende al tuo prodotto;
      – Offrire al mercato un magic moment il più presto possibile (quando dicono “wow che figata”);
      – Trasmettere il valore del tuo prodotto/servizio il più spesso possibile.
      Sono le tre regole auree per costruire una crescita costante e diffondere rapidamente il tuo prodotto/servizio.
    4. Per essere appetibile agli investitori devi sapere come generare revenue fin dal giorno zero. Sono finiti itempi delle grandi community alla Facebook e Instagram in cui bastava avere molti utenti, tanto poi il business model si trova. Le dinamiche dello startup business sono cambiate, se fatturi subito hai una base, seppur piccola, di entrate che ti permetteranno di coprire i costi iniziali e “andare in positivo”.
    5. Il team è tutto! Un piccolo gruppo di superstar skillate, motivate e affiatate hanno la caratteristiche necessarie per creare un prodotto minimo da validare sul mercato (MVP – Minimum Viable Product) e muoversi rapidamente per risolvere errori e migliorare il prodotto. Le persone fanno le aziende. Se i tuoi collaboratori sono coinvolti e motivati e condividono la tua stessa visione è tutto più facile.
    6. Costruire una presentazione efficace per clienti e investitori è un pilastro fondamentale nella vita di una Startup. Aggiungo io: di qualsiasi azienda che aspiri ad entrare o a rimanere nel suo mercato! Nella mia esperienza professionale ho sviluppato una discreta esperienza nella creazione di presentazioni efficaci e nel tempo è diventato per me un divertimento prepararmi su come presentare al meglio il prodotto/servizio che sto per vendere. La presentazione (il Pitch per clienti e investitori) deve rispondere alle seguenti domande: – Che problema risolvi? – Cosa fa il prodotto? – Quanto è grande il mercato? – Chi sono i tuoi competitor? – Da chi è formato il team? – Quanti soldi ti servono e come intendi usarli? Saper presentare al meglio la propria azienda, rispondendo a queste domande è il primo passo verso il successo.
    7. Il Copycat: copiare una Startup di successo straniera che non sia ancora entrata nel mercato italiano. Questa opzione, seppur meno creativa rispetto a creare un prodotto nuovo da zero, rappresenta una scelta interessante da valutare. L’innovazione consiste anche nel prendere quello che già esiste sul mercato e combinarlo in modo creativo per farlo funzionare. Un
      buon copycat, associato ad una buona combinazione di asset, potrebbe dare interessanti risultati.
    8. Tendiamo a sovrastimare l’effetto di una tecnologia nel breve periodo e a sottovalutarne l’effetto a lungo termine. Lo stesso principio può essere applicato anche alla sfera personale: sovrastimiamo quello che possiamo realizzare in 1 mese e sottovalutiamo chi possiamo diventare in 5 anni! Costruire un’azienda oppure il nostro brand personale equivale a intraprendere un percorso di crescita basato sul duro lavoro, sul miglioramento continuo, sulla motivazione, sulla determinazione e sulla costanza.

    Definizioni e lezioni apprese

    Al di là delle tante definizioni che ho sentito e si possono dare al concetto di Startup (inclusa quella proposta da Federico), la mia è la seguente e si adatta bene al contesto italiano:

    andrea mazzon

    Io durante uno speech

    Una Startup è un business che funziona in ambito locale ed è scalabile, risolve un problema realmente sentito dal mercato e genera revenue fin dal giorno zero. Rispecchia pienamente l’anima del suo creatore, si fonda su un team solido che migliora costantemente il proprio prodotto/servizio per adattarlo al mercato.

    Sono giunto alla conclusione che se i frutti del duro lavoro non arrivano, nonostante tutti i nostri sforzi, è bene analizzare razionalmente i risultati e ritornare al punto Zero.0, una sorta di formula meditativa del business che permette di fare un passo indietro. Questo stato di vuoto permette di iniziare qualcosa di nuovo, con nuovo slancio, sfruttando il bagaglio delle esperienze accumulate nel tempo per cercare di fare sempre meglio.

    “La tua realtà non è altro che un riflesso completo delle lezioni che hai più bisogno di imparare.”

    Si impara molto di più da quello che non funziona nella vita, piuttosto che il contrario. Ciò che non funziona è un dono. Scopri molto di più su te stesso dagli insuccessi, che non dai successi. Fatti amico l’insuccesso, apprezzandolo e traendone insegnamento. E’ da esso che scaturisce la gioia.
    Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni e a volte un nuovo sogno può iniziare con la lettura di un libro che infonde ispirazione!

    Andrea

  • La strategia dell’orso bianco

    Un libro da cui ho tratto interessanti spunti per affrontare al meglio le crisi della vita e ritrovare la felicità nel bel mezzo di un’avversità è “La strategia dell’orso bianco” di Moritz Huber, psicologo e coach spagnolo. Io me lo sono letto in un pomeriggio, la lettura è veramente avvincente e scorrevole per gli appassionati del tema della “resilienza”.

    Ecco in sintesi i 6 insegnamenti di Huber:

    1. Se per tutta la vita ti lamenti del destino, impedisci il tuo sviluppo positivo. Soltanto quando ti sarai liberato dal peso del passato, potrai raccogliere le energie e con coraggio e impegno dare una nuova svolta alla tua vita. Rassegnati che il passato non si può cambiare e liberati da esso. Soltanto così sarà possibile dar vita a un nuovo e fruttuoso inizio.
    2. E’ facile sentirsi vittima delle circostanze, perché in questo modo si può attribuire la responsabilità della propria spiacevole situazione agli altri. Ma dare la colpa agli altri non è di nessun aiuto. Soltanto quando smetterai di farlo prenderai in mano la tua vita. Questa decisione è già l’inizio di uno sviluppo migliore.
    3. Dinanzi ad una crisi hai la scelta di uscirne rafforzato o di soccombere. Potrai superare gli ostacoli affrontando i problemi e assumendo la responsabilità delle tue azioni. La cosa fondamentale è porsi degli obiettivi. Avere un obiettivo ti orienta nei periodi di incertezza o di insoddisfazione e ti apre nuove strade.
    4. Hai bisogno di qualcuno che sia al tuo fianco. Potrai trovarlo in famiglia, fra gli amici o sul luogo di lavoro. L’importante è che ti dia forza quando sarai assalito dai dubbi sulla tua capacità di risolvere i problemi. La stabilità nella relazione con i tuoi amici darà stabilità alla tua vita. Se per te è importante avere un amico, troverai la persona giusta di cui fidarti. A me aiuta molto condividere il problema con più persone di cui ho fiducia, in modo da trovare supporto in ognuna delle persone con cui mi confronto. Il fatto di condividere il problema mi dà la sensazione di liberarmi parzialmente dal peso del problema e avere più lucidità per agire verso la risoluzione del problema.
    5. Tutti temono il nuovo e l’incerto, alcuni di più, altri meno. Questa paura si oppone alla decisione di affrontare il futuro. Se la tua paura è maggiore della fiducia in te stesso, impedisce la tua crescita. I migliori amici della paura sono il coraggio e la curiosità. La curiosità ti spinge avanti, la paura ti mette in guardia dai rischi e il coraggio ti fa agire. Saper dosare al meglio queste emozioni è di fondamentale importanza per costruire qualcosa di bello e importante. E se non ce la farai, avrai ragione lo stesso.
    6. Se fai pace con il passato e ti assumi la responsabilità della tua vita, se ti poni degli obiettivi e li persegui, supererai le difficoltà. Percorrere una strada simile richiede coraggio e forza. Perciò sarà bene ogni tanto godersi una pausa e guardare ciò che hai raggiunto da solo o con l’aiuto di qualcun altro. Ti sei guadagnato il diritto di goderti la vita.

    La gratificazione aumenta l’autostima e la gratitudine amplifica la motivazione. Quando raggiungo un risultato ho preso la buona abitudine di celebrare il successo con un breve e semplice rituale che imprime nel mio subconscio un pezzo in più di autostima e mi dà la forza per rimettermi in moto e raggiungere altri traguardi.

    Provare gratitudine completa il processo dell’auto-motivazione. Ringraziare e provare gratitudine, nei confronti della situazione o della persona causa del nostro stato di gioia o del risultato raggiunto, aiuta ad attrarre altre situazioni o persone in sintonia con quello stato (su questo punto ci sto ancora lavorando..!). Il circolo virtuoso dovrebbe essere: emozione-pensiero-azione-risultato. Il segreto quindi è lavorare a monte, sull’emozione. Per stimolare in me emozioni positive mi è di enorme aiuto la meditazione, un mezzo preziosissimo per ripristinare il loro stato naturale, influire positivamente sui pensieri e far si che questo loop virtuoso si auto-avveri. Con estremi benefici in tutte le aree della vita.

    Se hai letto anche tu questo libro oppure vuoi approfondire la tematica scrivimi pure nei commenti oppure cercami sui social!

  • ORIGINI E MANIFESTO “BE THE BOOM OF YOURSELF”

    Origini

    Tutto iniziò a fine ottobre 2009. In un periodo particolare della mia vita, mentre andavo alla ricerca continua e vana di un equilibrio sentimentale e professionale che non arrivava, un mio caro amico mi consigliò la lettura di un libro che lui stesso aveva letto: The Secret di Rhonda Byrne, un best seller sulla legge di attrazione che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.
    Diceva che quel libro gli aveva cambiato la vita o comunque molte visioni della sua vita erano radicalmente cambiate in positivo. Da cattivo lettore quale ero all’epoca, la mia prima reazione fu una pregiudizievole indifferenza nei confronti del libro, ma dopo alcuni input mi decisi di acquistarlo.
    Fin dalle prime righe capii subito che era il libro giusto al momento giusto e che avrebbe sicuramente dato una svolta importante alle mie motivazioni personali ed al mio modo di ragionare la vita.
    Addentrandomi nella lettura mi sentivo sempre più in pace con me stesso ed in sintonia con le parole impresse in quella carta in finta pergamena.
    I concetti da apprendere erano molto semplici ma c’era bisogno di un input che muovesse in me forti emozioni, in modo da applicare concretamente le teorie ed i talenti che portavo inconsciamente dentro fin da bambino.

    La lettura di The Secret ha dato il via alla mia trasformazione personale e professionale. Ho iniziato a coltivare la passione per la lettura, la scrittura e la crescita personale. Da allora non ho mai smesso di leggere (li mangio a colazione..!!), scrivere durante il mio Miracle Morning e frequentare corsi con i più importanti formatori al mondo. Ho acquisito le competenze digitali e linguistiche che mi mancavano ed ho avviato e guidato una mia startup dal 2012 al 2015. Cerco di migliorarmi giorno dopo giorno, applicando i principi che apprendo alla mia vita personale e professionale.

    A distanza di qualche anno ho deciso di aprire questo blog e condividere alcune mie riflessioni e contenuti. Il Digital è il mio habitat professionale, dove ho sviluppato le mie competenze negli ultimi anni. La Crescita personale è la mia ragione di vita. Il miglioramento e la conoscenza interiore di me stesso è parte di me, il motore di ogni mia iniziativa. Il Lifestyle è un contenitore trasversale, strettamente legato a quello della crescita personale, che racconta iniziative per me rilevanti in ambito personale e business.

    Condividere serve prima di tutto a me per ricordarmi alcuni concetti che diversamente resterebbero nel dimenticatoio dei libri che leggo.. e poi spero di trasmetterti qualche spunto utile per la tua vita!

    Manifesto

    Be the BoOM! of Yourself è un inno alla motivazione ed al miglioramento.

    Attiva l’ingegno, trova soluzioni alternative per ottenere ciò che desideri. Cavalca l’innovazione. Ragiona fuori dagli schemi. Stimola dentro di te emozioni positive come l’autostima e l’entusiasmo, sono contagiose e permettono di creare relazioni durature e profittevoli.
    La vita vale la pena di essere vissuta al meglio di te stesso.

    Il motore sei tu, la tua volontà e l’armonia con l’Universo. I risultati che ottieni partono dalla motivazione e dalla passione che metti in quello che fai. Il resto è una conseguenza. Abbi il coraggio di aver torto e sii aperto al confronto.
    La vita è un viaggio, fatto di piccoli passi e successi da celebrare, uno dopo l’altro. Prendi il fallimento come un insegnamento per migliorare e guarda avanti con positività ed entusiasmo.

    “Non serve vedere la vetta della montagna, l’importante è iniziare a scalare”.

    Datti tempo e aspettati i risultati che speri di ottenere. Immagina quello che desideri e agisci per ottenerlo.
    Armonizzati con la tua anima e l’Universo che ti circonda. La crescita personale è un potente mezzo per conoscere te stesso.

    Ricerca cosa è meglio per te,
    sperimenta cosa ti viene meglio,
    ringrazia per quello che hai,
    ama chi ti sta vicino
    e diffondi amore ed entusiasmo.

  • The Miracle Morning: la routine mattutina perfetta

    Il mio Miracle Morning

    Non amo fare outing su cose così personali ma questa mi sento di condividerla per i benefici che mi ha dato e per quelli che potrà dare anche a voi. Ho completato i 30 giorni del Miracle Morning Routine, la routine quotidiana consigliata da Hal Elrod nel suo libro “The Miracle Morning”.

    La mia personale routine mattutina inizia con la sveglia alle ore 05.50 e include:

    • Esercizio fisico (corsa, yoga e funzionale a corpo libero) – 30 min
    • Meditazione – 10 min
    • Lettura – 10 min
    • Scrittura e visualizzazione – 10 min

    Occorrono 20 giorni per assimilarla e altri 10 giorni per consolidarla come abitudine. Il punto chiave, per chi non è abituato ad alzarsi presto, è appunto alzarsi dal letto! A me personalmente aiuta molto mettere i piedi a terra, fare giusto qualche movimento di stretching, andare al bagno, lavarmi il viso con acqua fresca e bere subito un bicchiere di acqua in cucina. L’idratazione stimola il risveglio.

    Posso confermare che investire del tempo tutte le mattine per se stessi e farlo con regolarità aumenta la motivazione, l’autostima e la carica mattutina per iniziare al meglio la giornata. E nel frattempo questo processo di crescita personale aiuta a conoscersi. Impari a conoscere i tuoi limiti e li superi, pulisci la mente (meditando), impari (leggendo) e ti focalizzi sui tuoi obiettivi (scrivendoli e visualizzandoli).

    Il clichè della felicità a tutti i costi non esiste e non possiamo essere sempre entusiasti di quello che facciamo. L’unico modo per affrontare al meglio le nostre giornate è quello di passare all’azione, creare una routine tale per cui andare al lavoro non rappresenta un problema e i compiti che non ci piacciono diventano minuscoli come un granello di sabbia.

    Questo atteggiamento ci permette di fare piazza pulita di frustrazioni e insoddisfazioni, perchè il peggiore stress deriva dalle cose che abbiamo sempre rimandato e che non siamo riusciti a fare.

    Le cose non cambiano, siamo noi a cambiare.

    L’arte della routine e del passare all’azione é un’ottimo espediente per imparare a fare ció che va fatto. L’eccellenza non é un’azione ma una abitudine!

    Ora, dopo aver letto il libro “The Miracle Morning” e aver acquisito la mia routine mattutina personale mi reputo un amante del mattino!

    E voi lo siete già o avete voglia di diventarlo?

    #SelfEmpowerment #Happiness

  • Heidi Klum debutta da stilista a New York e distribuisce la collezione da Lidl

    Heidi Klum, supermodellastilista e conduttrice televisiva tedesca naturalizzata statunitense, lancia il 7 settembre la sua prima collezione in occasione della fashion week a New York con un evento fashion internazionale in collaborazione con Lidl.

    La collezione si chiamerà Heidi Klum & The City, in onore del celebre telefilm Sex and The City in cui lei ha recitato nella quarta stagione. Lo stile è urban look: top minimal, giacche in stile bomber, jeans super-skinny, romantico pizzo, pelle da rocker, stampe leopardate, blu elettrico e cognac. Il prezzo dei capi è popolare, va dai 5 ai 20 euro.

    Ho voluto creare capi fashion dall’effetto“wow”, che fossero semplici da abbinare e regalassero ad ogni donna un aspetto fantastico – e tutto questo ad un prezzo imbattibile

    Il canale commerciale è la grande distribuzione, ma la tipologia del canale è insolita per il mondo moda: il food. Le vendite apriranno il 18 settembre 2017 in tutti i punti vendita di Lidl Italia (circa 600 store). Le tipologie di prodotto acquistabili saranno abiti, accessori e scarpe. La distribuzione non si ferma al mercato domestico, ma si estende a livello internazionale negli oltre 10.000 store Lidl presenti in 28 paesi.

    Alessia Bonifazi, Responsabile Comunicazione di Lidl Italia, ha dichiarato in un’intervista:

    “Lidl fino ad ora non è mai stata associata al mondo della moda. Con una stilista di successo e fonte d’ispirazione come Heidi Klum al nostro fianco, vogliamo cambiare questa percezione. #LELTSWOW rappresenta tutto ciò che è fashion, divertimento e capacità di stupire – così come ama fare Lidl nel campo dell’abbigliamento”

    Il tema interessante di questo progetto è sicuramente la moda accessibile. Oggi non è tanto il prodotto a farla da padrone ma è come lo posizioni sul mercato, come lo racconti e lo distribuisci. Il modello di business di Lidl del prodotto di ottima qualità ad un prezzo accessibile è stato replicato nel mondo moda grazie ad una partnership commerciale eccezionale con una stilista-testimonial altrettanto eccezionale.

    #LETSWOW è lifestyle.

  • L’arte di passare all’azione

    E’ meglio chiarirsi le idee prima di agire o è meglio agire prima di chiarirsi le idee? L’arte di passare all’azione è tipica della psicologia giapponese per smettere di rimandare di fare le cose. Molto spesso pensiamo e pianifichiamo troppo, quando basterebbe iniziare a fare e poi correggere il tiro lungo il percorso.

    A volte lo stress di non riuscire a fare le cose ci blocca e ci impedisce di iniziare a compiere una determinata azione. Personalmente mi capita quando devo avviare un nuovo progetto. Ho testato su di me diverse teorie ed ho individuato una serie di azioni che stimolano la mia azione personale. Lavoro tutti i giorni per far diventare queste azioni una routine quotidiana:

    • Stabilire obiettivi a lungo termine
    • Impegnarsi a favore di una causa che ci sta a cuore
    • Cercare di vivere e lavorare in un ambiente conforme ai propri valori innati
    • Adottare una filosofia della gratitudine
    • Ridurre la procrastinazione perché può essere pericolosa
    • Usare l’esercizio fisico per attenuare la frustrazione
    • Ricordare che la mancanza di uno scopo genera stress deleterio
    • Considerare il lavoro un fattore positivo, oltre che una necessità fondamentale

    Si tratta di creare un equilibrio tra mente, corpo e spirito. Trovare il proprio scopo nella vita è la chiave fondamentale per vivere meglio, senza stress e alimentare emozioni positive per se stessi e per il bene della comunità, ma non possiamo essere sempre entusiasti di quello che facciamo ed il clichè della felicità a tutti i costi non esiste. L’unico modo di affrontare al meglio le nostre giornate è quello di passare all’azione, affrontare i compiti che non ci piacciono e metterceli alle spalle. Questo atteggiamento ci permette di fare piazza pulita di frustrazioni e insoddisfazioni, perchè il peggiore stress deriva dalle cose che abbiamo sempre rimandato e che non siamo riusciti a fare.

    Prefiggetevi un obiettivo chiaro, accettate le emozioni e i pensieri che suscita in voi, e poi fate ciò che va fatto.

    Quest’estate leggevo il libro “L’arte di passare all’azione” di Gregg Kerch comodamente disteso in una spiaggia siciliana al calar del sole, con tanto di cappellino in testa e occhiale nero per evitare che il sole infastidisse la mia vista. Ad un tratto si avvicina un tizio sorridente, con aria amichevole, dicendomi che trovava buffo il fatto che stessi leggendo un libro dal titolo “L’arte di passare all’azione”, mentre ero disteso in completo relax. Da quella battuta abbiamo iniziato a parlare come se fossimo amici e colleghi da una vita. Edgar era messicano, con referenze accademiche e professionali di alto livello. Ha iniziato a raccontarmi una serie di episodi della sua vita professionale e personale in cui mi rispecchiavo perchè erano molto simili a quelli che avevo vissuto io. Era come se avessi incontrato un angelo custode in una sera d’estate. L’angelo si manifesta, ti lascia un messaggio e se e va. Il messaggio che ho colto è stato questo:

    Il segreto è fare le cose che senti tue con perseveranza e determinazione per arrivare all’obiettivo.

    Due approcci diversi quelli di Gregg ed Edgar, ma basati entrambi sugli stessi valori: Attitudine. Atteggiamento. Emozione. Azione. Questa è la sequenza che ho da sempre adottato, nella vita personale e nella professione. Ho sempre privilegiato le mie attitudini per costruire le mie azioni. Una visione molto simile a quella di Edgar. Il messaggio della cultura orientale proposto da Gregg prevede invece di invertire la sequenza. Con l’azione ottengo l’emozione che a sua volta fa assumere un certo atteggiamento, fino a costruire un’attitudine. Ho ripetuto talmente tante volte e con perseveranza una certa azione che l’ho interiorizzata e mi viene facile, tanto da risultare un’attitudine ed una predisposizione innata. 

    Nella nostra cultura ed epoca l’ostacolo a questo processo potrebbe essere rappresentato dalle emozioni. Forzare un’azione per creare un’emozione che non ci appartiene richiede molta forza di volontà, determinazione ed una buona dose di immaginazione, il vero motore che riesce a darti la sensazione dell’obiettivo finale e instilla nel tuo corpo la giusta adrenalina e motivazione per arrivarci.

    A questo punto non resta che testare questi suggerimenti e scegliere l’approccio che permette di creare il lifestyle desiderato!

    Dal libro “L’arte di passare all’azione” di Gregg Kerch. Casa editrice Giunti Demetra.
    Photo Courtesy: Andrew Branch