Decision Making: come prendere decisioni migliori

Il processo di decision making è il risultato di processi cognitivi ed emozionali che determinano la scelta di un’azione rispetto a diverse alternative a disposizione.

Prendiamo continuamente decisioni, nella vita e sul lavoro. Come scegliere con chi sposarsi, cosa comprare, se alzarsi prima il mattino e allenarci, su quale progetto lavorare o a chi delegare una funzione aziendale. Molto spesso non ce ne rendiamo neanche conto perché sono decisioni automatiche e inconsce.

Nella maggior parte dei casi prendere decisioni corrispondere a risolvere un problema. Il decision making è una forma di problem solving, perché si lavora partendo dal problema dichiarato, poi sull’obiettivo da raggiungere e infine sulle resistenze al cambiamento da superare. 

E’ importante affrontare le decisioni nello stato mentale ed emozionale giusto per fare in modo che queste abbiano un impatto positivo sulla vita e sul lavoro.


“E’ nel momento delle decisioni che si plasma il tuo destino.” Tony Robbins

 

 

 

Cosa influenza di più le nostre decisioni

Nel processo decisionale le emozioni influenzano fortemente le decisioni. Le emozioni rimangono uno dei fattori più importanti di interazione tra il contesto ambientale e i nostri processi decisionali quotidiani e possono rendere le nostre scelte il motore del nostro cambiamento.

Molte sono le variabili che influenzano le emozioni in una decisione: le nostre convinzioni, le parole che diciamo e pensiamo, le abitudini, la gestualità, la postura, l’ambiente. Tutte queste variabili, esterne e interne, che delineano il nostro “stato”, il nostro “come stiamo”, hanno un impatto sulle nostre emozioni e diventano il driver principale quando prendiamo una decisione.

Ogni processo emotivo e l’intelligenza emotiva stessa, come ci insegna HCE, realtà italiana che studia l’ingegneria delle connessioni umane, parte da uno stimolo cha sollecita a livello neuro-fisiologico diversi organi e sostanze nel nostro organismo. Dal talamo, all’amigdala (regione del cervello che gestisce le emozioni e in particolare modo la paura), all’ipotalamo che produce ormoni come l’adrenalina, la dopamina, la serotonina, in grado di modificare la nostra risposta.

Le tappe del processo emotivo che influisce in una decisione sono 5: 

  • pre-episodio (come stiamo)
  • trigger emotivo
  • database cognitivo
  • comportamento
  • post-episodio (come possiamo migliorare)

Il trigger emotivo scatena la nostra reazione, mentre il database cognitivo è dove risiedono le nostre esperienze e abitudini che influenzano la reazione. Il comportamento è quando agiamo, fisicamente e verbalmente, in risposta alla reazione che si innesca dentro di noi. 

Una parte importante del processo decisionale si gioca nel pre-episodio, sul nostro “stato” o “come stiamo” che dipende su larga scala dalle convinzioni accumulate nel tempo e le abitudini. Analizziamole insieme.

Le convinzioni

Le convinzioni sono molto utili per migliorare le nostre decisioni e rendono la nostra vita e i nostri processi decisionali molto più semplici ed efficienti.

Il cervello decide in base alla reazione che suscita in noi nell’atto del decidere, in base alle informazioni che abbiamo immagazzinato nel tempo.

Tutto si gioca il quel momento.. 

Il problema nasce quando vogliamo cambiare il nostro modo di affrontare la decisione, ma non ci riusciamo perché il nostro cervello (che ha come obiettivo la sopravvivenza e non il cambiamento!) è “ostacolato” dalle convinzioni e gli schemi cognitivi automatici che abbiamo creato nel tempo e che remano contro la nostra decisione di agire in una certa direzione.

Dobbiamo combattere per cambiare..

Facciamo un esempio pratico.. Se siamo convinti di non riuscire ad avviare quel tanto desiderato progetto di business perché riteniamo di non averne le capacità, questa convinzione limitante rema contro la possibilità di iniziare e darci la possibilità di acquisire lungo il percorso le competenze che ci servono per portarlo a compimento. In quel momento siamo limitati, quella convinzione ci impedisce di iniziare e la cosa più semplice da fare per il nostro cervello è chiudere quel desiderio in un cassetto..

Le convinzioni prevalgono sempre sulla ragione, ecco perché ha molto senso prendere consapevolezza di come funziona il processo decisionale, acquisire le competenze necessarie e cambiare il nostro mindset per destreggiarci meglio quando dobbiamo decidere o guidare qualcuno a prendere una decisione importante.

Appena modifichiamo le nostre convinzioni, inizieremo a modificare le nostre abitudini con grande facilità e quindi anche le nostre decisioni.

Le abitudini

Le abitudini rafforzano le convinzioni e stimolano la decisione.

Le abitudini sono quei meccanismi comportamentali che ci fanno agire senza rendercene conto. Sono un ottimo alleato per allenarci a prendere decisioni migliori (se sono buone abitudini!!) perché ci permettono di costruire degli schemi mentali e di comportamento che ci permettono di diminuire i livelli di stress e di ansia del decidere e di agire più serenamente. Ci fanno risparmiare tempo ed energia, ma allo stesso tempo possono rappresentare uno dei più grandi ostacoli al nostro cambiamento (se sono cattive abitudini!).

Secondo gli esperti dello European Journal of Social Psychology il tempo medio per formare un’abitudine, è di 66 giorni. Nella prima parte (22 gg circa) distruggiamo le vecchie abitudini ed eliminiamo vecchi comportamenti non più funzionali ai nostri nuovi obiettivi. Nella seconda parte (altri 22 gg) introduciamo le nuove abitudini che abbiamo individuato come utili per raggiungere il cambiamento che desideriamo e nella terza e ultima parte (22 gg) consolidiamo le abitudini che abbiamo introdotto, eliminando completamente gli schemi abituali precedenti.

Il ciclo di vita di un’abitudine è fatto di 4 step:

  • Input iniziale
  • Rituale
  • Gratificazione
  • Ripetizione

L’abitudine parte da un input iniziale, un nuovo obiettivo che ti poni che ti consente di passare dalla situazione A alla situazione B attraverso un percorso di miglioramento (ad es. perdere 10kg e sentirti meglio o ritagliarti 2 ore di tempo ogni giorno per creare il tuo progetto).

Poi si instaura un rituale, introducendo nella routine giornaliera alcune attività che identifichi come funzionali al raggiungimento del tuo obiettivo. Praticare del sano movimento e dell’esercizio fisico costante ogni giorno, consumare pasti ben equilibrati, ecc. Oppure gestire bene il tuo tempo e le tue to do list mensili, settimanali e giornaliere, leggere libri o ascoltare contenuti sull’argomento che ti interessa approfondire. Infine, chiedere aiuto ad un business coach che ti puoi aiutare ad accelerare i tempi di realizzazione.

Dopo il rituale c’è la gratificazione. Fissa una ricompensa al termine di un periodo che definisci in modo da rendere gratificante lo sforzo che compi. I massimi esperti di forza di volontà dicono che è fondamentale per creare abitudini che durino nel tempo. Inizia da semplici ricompense che deliziano il tuo palato (come un bel pezzo di cioccolato fondente) o accrescono le tue conoscenze (un libro o un corso di formazione a cui tieni).

Infine c’è la ripetizione. Ripetizione fa rima con costanza. Essere costanti nel portare avanti abitudini funzionali al nostro obiettivo ci porta al miglioramento e ci permette di realizzare il cambiamento che desideriamo.

Lo stress

Decidere significa anche stress. Affrontare situazioni di incertezza e non riuscire a prevedere con certezza l’esito futuro delle possibili alternative a disposizione, rende il processo stressante. 

E quante volte ti è capitato di non avere il tempo materiale per prendere una decisione? Due ricercatori Irving Janis e Leon Mann (nel 1977) sostenevano che adottiamo comportamenti differenti a seconda del livello di stress al quale siamo sottoposti. Possiamo abbandonare alcuni freni inibitori della ragione oppure se questo è particolarmente elevato andiamo sulla difensiva e abbandoniamo il processo di decisione rimandandolo in avanti nel tempo. Procrastiniamo.

Invece, il Professor Friedman con i colleghi del Massachusetts Institute of Technology ha dimostrato che lo stress cronico può influenzare il processo di decision making e indurre decisioni impulsive e pericolose.

Friedman ha analizzato il comportamento di topi sottoposti a stress cronico all’interno di un labirinto di fronte a due strade da percorrere: la prima prevedeva un percorso difficile e pericoloso, ma alla fine una ricompensa di cibo molto prelibato. La seconda strada più facile da percorrere, ma con una ricompensa di cibo nella norma.

Inibendo alcuni tipi di neuroni della corteccia dei topi gli studiosi hanno osservato che i topi sceglievano la strada più pericolosa per guadagnarsi la ricompensa di cibo più prelibato.

In sostanza, l’esperimento è servito per dimostrare che l’animale sotto stress cronico sceglieva il cibo preferito senza valutare l’alto costo della decisione, in quanto per ottenerlo era disposto a percorrere il percorso più pericoloso.

Strategie di decision making

Abbiamo visto che la decisione viene spesso influenzata da un comportamento involontario o inconscio, frutto delle nostre convinzioni e abitudini e anche da fattori esterni come lo stress.

In psicologia e ed economia gli esperti sono d’accordo nell’affermare che esistono due motivazioni umane principali che ci spingono a scegliere: il desiderio di ridurre l’incertezza e il desiderio di ottenere un vantaggio.

I modelli principali di decision making sono i seguenti:

  • Modello dei pro e dei contro: analizzo i punti di forza e debolezza di ciascuna alternativa e poi decido. La scelta è razionale.
  • Modello restrittivo ed eliminatorio: vengono escluse le alternative meno piacevoli. La scelta è più istintiva.
  • Modello framing o effetto di incorniciamento: consiste nell’immaginare mentalmente le conseguenze di ipotetiche alternative legate alla decisione. La scelta è più rischiosa.

Come mi comporto io? 

Per prendere decisioni migliori applico diverse strategie e utilizzo spesso il modello del Problem Solving Strategico di Giorgio Nardone, psicologo, psicoterapeuta e fondatore CTS Centro di Terapia Strategica.

  1. Definisco il problema da risolvere. Scrivo la situazione che mi crea difficoltà e stress, indicando Quando di presenta, Come si presenta, Dove si presenta, Con chi si presenta e Perché.
  2. Definisco l’obiettivo da raggiungere oltre il problema, immaginando possibili scenari di miglioramento. Scrivo cosa voglio ottenere in maniera più dettagliata e concreta possibile, chiedendomi: quale sarebbe la situazione ottimale una volta raggiunto il mio obiettivo? Cosa farei di diverso? Come mi sentirei? Scrivo i dettagli e porto le azioni nel presente come se fossi già al di là del problema, iniziando dalle azioni più semplici. In questo modo si innesca una reazione esponenziale nel presente che mi porta a realizzare le cose.
  3. Analizzo e valuto altre possibili soluzioni con la tecnica dello scalatore e la tecnica del come peggiorare. A partire dall’obiettivo prefissato costruisco a ritroso tutti gli step intermedi (o risultati chiave) per raggiungerlo in modo che il percorso sia chiaro. Poi mi chiedo: e se volessi fallire nel mio progetto cosa dovrei fare? E metto per iscritto quelle azioni. La mente crea così una reazione avversiva verso quelle azioni e va nella direzione opposta. In questo modo si sbloccano le resistenze e viene attivata la creatività. I più grandi personaggi della storia come Archimede, Leonardo Da Vinci, Edison hanno utilizzato questa tecnica per stimolare le idee creative e creare le loro invenzioni. 
  4. Scelgo la soluzione che rispecchia i miei valori e il mio perché. Libero le mie risorse e trasformo la paura del decidere nel grande cambiamento da attuare (la scrivo e agisco).


“Non possiamo illuderci di cambiare se non siamo disposti a cambiare noi stessi”.

 


Durante il processo decisionale cerco di rispettare questi comportamenti: 

  • Rimanere nel presente, nel qui e ora. Meno la mente si muove tra le spiacevoli passate esperienze e le preoccupazioni del futuro più riusciamo ad avere chiarezza di fronte alle decisioni.
  • Ridurre le distrazioni. Se vuoi essere lucido mentre decidi fai spazio tra le incombenze e le gli stimoli (digitali e non) che ricevi ogni giorno. Dedica del tempo al tuo benessere mentale ed emozionale e poi prendi la tua decisione.
  • Evitare di soffermarsi a pensare troppo. Lo stato di indecisione davanti ad una scelta ci rende insicuri e limita le nostre capacità di agire. Quando non riesci ad applicare il modello razionale agisci in base a ciò che senti veramente.
  • Evitare di rimandare la decisione. La procrastinazione aumenta il timore di decidere. Piuttosto cerca di abbassare lo stress praticando una breve meditazione o dell’esercizio fisico e riprendi il lavoro quando stai meglio.
  • Abituati ad agire. Costruisci delle routine giornaliere fatte di abitudini funzionali al raggiungimento del tuo obiettivo e che ti permettono di mantenere una buona qualità di vita e una buona determinazione. Forgia la costanza come un abile guerriero! 😉
  • Allenati ad argomentare le decisioni. Spesso abbandoniamo le nostre scelte semplicemente perché non sappiamo spiegare il motivo di quella scelta. Mettiti davanti allo specchio, inventa un confronto con un’altra persona e argomenta il motivo di una tua scelta (parti da cose semplici per arrivare alle soluzioni professionali che proponi).

E come diceva Caterina Carbonard: 

“Ci si può allenare a scegliere, oppure no. Anche non scegliere è una scelta. In tutti i casi avrai comunque ragione, perché sarai tu a decidere.”

A presto!
Andrea


Fonti da cui ho preso ispirazione:

– HCE La Scienza delle interazioni umane – Paolo Borzacchiello e Luca Mazzilli
– Il Club delle 5 del mattino – Robin Sharma
– Atomic Habits – James Clear
– La paura delle decisioni – Giorgio Nardone
– www.stateofmind.it