• Personal branding: gli elementi chiave per una solida strategia

    Perché investire su se stessi

    Non è per niente facile costruirsi un’identità digitale, ottenere risultati in termini di visibilità e tanto meno guadagnare utilizzando gli strumenti di comunicazione online. Ma l’identità digitale non è altro che la tua identità professionale reale. Lavorare sul Personal branding permette di definire la tua identità professionale, ovvero definire chi sei, quali sono le tue competenze hard e soft e qual è il tuo target di riferimento, ovvero chi sono i tuoi interlocutori, i tuoi alleati, i tuoi potenziali clienti. Avere tante belle competenze non basta. Se hai competenze e le comunichi in modo efficace, utilizzando l’ottica “che tipo di alleato sei?” hai maggiori chance di definire la tua identità professionale e tirar fuori dal cilindro tutti gli strumenti “magici” per affermare anche la tua identità digitale.

    Il personal branding ha molto a che fare con la leadership personale e con l’approccio “trasforma la tua persona in un brand”. Affermare il proprio brand personale significa:

    • Far sì che il primo nome che viene in mente alle persone in una determinata materia sia il tuo
    • Avere un valore di mercato superiore alla media dei concorrenti
    • Avere accesso ai migliori clienti e fornitori
    • Godere di quella celebrità strategica che ti permette di avviare le relazioni più interessanti

    Jeff Bezos, CEO di Amazon, sostiene che:

    Personal brand è ciò che dicono di te quando non sei nella stanza

    Sono molto d’accordo. Questo risultato lo si ottiene comunicando con le persone, capendo le persone entrando in empatia e comunicando al meglio il tuo messaggio. Piú facile a dirsi che a farsi.. Spesso dall’altra parte si ha che fare con interlocutori che non hanno tutta questa voglia di investire nelle relazioni, per pigrizia, superficialità o semplicemente poco interesse. Faccio un esempio portando sul tavolo il mio caso. Qualche mese fa ho deciso di investire su me stesso creando questo blog e provando a gestire i miei canali social con più attenzione. Il mio obiettivo é coltivare relazioni di qualità, attirare opportunità di business, cercando di andare oltre i canali tradizionali “a freddo”. Non è detto che riesca nell’intento ed in ogni caso questo esperimento spero mi porterà comunque a maturare competenze, idee e nuove visioni del mercato.

    Personal branding vuol dire anche fiducia. La fiducia è la leva principale nel processo di acquisto ed è più facile concedere la propria fiducia ad una persona in carne ed ossa che ad un’azienda, ad un Personal brand che ad un Brand.

    Un’esercizio che ho trovato utilissimo per definire la mia propria promessa sul mercato mi è stato consigliato da Helga Olgiari, appassionata di temi di crescita personale e consulente personal branding e storyteller di Stand Out, la prima agenzia di Milano specializzata sui temi del personal branding. Stand Out è stata fondata da Gianluca Lo Stimolo, militante da quasi 20 in HRD Training Group, la Società di Formazione e Leadership School di Roberto Re. L’esercizio, contenuto all’interno dell’e-book scritto proprio da Gianluca, consiste in auto-test composto da una serie di domande di qualità atte a individuare, attraverso risposte guidate, la propria promessa sul mercato.

    FACCE DA BRAND Il Personal Branding che fa crescere il tuo Business

    Ecco le 9 domande di qualità per costruire una solida strategia di personal branding:

    1. Qual è il tuo argomento? In che cosa sei esperto? Su cosa ti chiedono consiglio? Cosa conosci meglio di altri o cosa ti appassiona?
    2. Quali sono i 3 aggettivi che meglio descrivono il tuo modo di dare valore nel tuo argomento?
    3. Qual è la tua dote principale nel tuo lavoro?
    4. Che ruolo vuoi avere nel tuo argomento e chi vuoi essere?
    5. Quali sono gli aggettivi che definiscono come sei in quel ruolo?
    6. Con quali prodotti/servizi eserciti questo ruolo?
    7. Quali sono i clienti che acquistano il tuo prodotto/servizio?
    8. Cosa ottengono i tuoi clienti?
    9. Che metodologia usi? Hai una tua formula per arrivare al risultato promesso?

    Il test è molto efficace. Vi consiglio di richiedere una copia digitale dell’e-book e fare un passaggio in Stand Out se siete a Milano. Per creare la tua proposizione di valore occorre che sia prima di tutto chiara dentro di te.

    Personal Branding e Digital

    Un’altro strumento che mi ha aiutato molto è il libro di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti PERSONAL BRANDING: Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità (Acquista il libro). Gli autori, due specialisti di Personal Branding e Digital, indicano le strategie e gli strumenti che hanno rivoluzionato il modo di fare promozione di se stessi. Il punto di partenza sono sempre le domande di qualità:

    • Cosa ti rende unico rispetto ai concorrenti?
    • Cosa sai fare?
    • Perché lo fai?
    • Come lo fai e quali benefici offri?

    Per posizionarsi sul mercato bisogna specializzarsi e verticalizzare la propria offerta, concentrandosi sempre su quello che ti rende differente e rilevante. Le passioni aiutano a coinvolgere e unire e se utilizzi al meglio la rete puoi raggiungere un’audience molto ampia.

    Vi condivido alcuni spunti tratti dal loro libro:

    • Comunica il tuo brand con chiarezza, consistenza e costanza
      .
      Comunica in modo semplice ed efficacerispondendo a domande di qualità, ripeti lo stesso concetto più volte in modo che chi vede, ascolta o legge il tuo messaggio si ricordi di te. Devi essere costante, scegliendo le occasioni giuste per divulgare il tuo messaggio;
    • Il marketing di se stessi è anche emozione, come lo sono i messaggi delle migliori aziende al mondo. Associare una emozione al tuo messaggio, a te o alla tua azienda, comporta aumentare le potenzialità di avere successo, specialmente online;
    • Il networking (o meglio il social networking) è un’altra attività importante da coltivare. Individuare persone influenti nel tuo stesso settore o in settori affini, ed entrare in relazione con loro, facilita la diffusione del tuo messaggio. Adotta l’approccio: promuovi te stesso promuovendo gli altri;
    • Crea conversazioni perché i mercati sono conversazioni. Lo puoi fare da creatore e promotore attivo dei tuoi contenuti, oppure entrando nelle discussioni promosse dagli altri utenti, promuovendo il tuo punto di vista rispetto ad una conversazione affine alla tua proposta di valore. I blog, come i social, sono ottimi canali per condividere idee, pensieri, spunti e conoscenze sui temi relativi al tuo brand. Nelle conversazioni (che siano su blog, Facebook o altri canali) l’ascolto è l’elemento essenziale. Prima di esprimere la tua opinione e commentare, ascolta e comprendi il punto di vista degli altri;
    • La comunicazione su Internet è liquida e si propaga moltovelocemente. Ci sono dei tool interessanti che permettono di scoprire chi parla di te e monitorare determinate parole chiave in merito agli argomenti che tratti, come Google Alert; Socialmention o Samepoint permettono di ottenere più o meno gli stessi risultati attraverso ricerche comparate sui social media; Google Ricerca Blog aiuta a capire come si evolve il tuo mercato sull’universo dei blog. (Non voglio addentrarmi troppo su questo argomento! Ne riparlerò in maniera più approfondita su un altro articolo..).

      personal branding

      Luigi Centenaro, Tommaso Sorchiotti – PERSONAL BRANDING: Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità

    L’unico modo per fare un buon lavoro è amare quel che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare. Non accontentarti. Come per tutte le questioni di cuore, saprai di averlo trovato quando ce l’avrai davanti.

    Costruirsi un brand forte online è più facile a dirsi che a farsi. Proviamo a fare un passo alla volta. Puntare sul tuo personal brand è un ottimo punto di partenza per costruire una strategia chiara che soddisfi tutti i suggerimenti proposti dagli esperti citati in questo articolo. Ma le soft skill possono diventare hard?

    Per fare un esempio, Helga di Stand Out prende spesso spunto dai concetti appresi nei libri di crescita personale che legge (soft skill) e li applica nel suo lavoro, ma non li mette sullo stesso piano delle competenze più verticali. Le soft skill sono competenze trasversali che fanno la differenza, ma nel suo caso non sono proprio ciò che “vende”. Lei consiglia di partire dalle competenze hard (quelle collegate all’obiettivo) e puntare su quelle. Il settore di preferenza potrebbe essere l’ambito in cui le offri.
    In altri casi però le soft skill possono diventare hard, ovvero la fonte principale di sostentamento. E’ il caso in cui una passione diventa nel tempo un lavoro a tempo pieno. Pensiamo ad una fashion blogger che inizia a postare foto sui social perché ama vestirsi bene e mettersi in mostra e poi diventa la web influencer più richiesta del mercato.

    Credo che in molti casi sia l’attitudine di una persona a determinare l’orientamento della propria vita professionale, in molti altri è la determinazione e la perseveranza di iniziare un’attività online e continuare con costanza in quella direzione a portare risultato. Se ti interessa approfondire il tema “attitudine e azione” ho scritto l’articolo L’arte di passare all’azione che spero troverai interessante. Ecco qui il link: https://andreamazzon.com/larte-passare-allazione/

    Se l’argomento di questo articolo ti è piaciuto e sei riuscito ad arrivare fino in fondo senza annoiarti fatti sentire!

    Lasciami un commento qui sotto.

    Un saluto, a presto.

    Andrea

  • 12 spunti per costruire una strategia vincente per incrementare le vendite

    In un mondo sempre più connesso i canali digitali giocano e giocheranno un ruolo importantissimo per il business di un’azienda. Non sono più un nice to have, sono un must da continuare a far crescere, sviluppare e integrare nella vita reale. Ma non tutti i canali si sposano alla perfezione con ciascun segmento di mercato. Se vendiamo un prodotto fisico il cui valore percepito dal consumatore necessita di un’esperienza d’acquisto fisica, alcuni step del processo di acquisto online rischiano di non essere soddisfatti (per esempio nella moda non puoi provare il capo oppure nessuno della tua cerchia l’ha già acquistato e non puoi chiedere consigli, ecc.).

    Finchè la tecnologia non permetterà di colmare queste mancanze, ecco 12 spunti per costruire una strategia di drive-to-store e incrementare le vendite. Combinando tra loro i vari tool si possono ottenere risultati interessanti sia partendo dall’online verso offline che viceversa.

    Online >> Offline: Motori di ricerca, Social e AI (Drive-to-store)

    1. SEM geolocalizzato e mobile (risultati a pagamento con Google)
    2. Local SEO con ottimizzazioni per area (risultati organici con Google)
    3. SMM con target geografico (es. Facebook ADV oppure filtri di Snapchat)
    4. Micro-Influencers localissimi (es. Instagrammers)
    5. Massimizzazione aree non-commerce di un eShop (es. Store Locator Interattivo)
    6. AI (Aritificial Intelligence) integrata nell’esperienza d’acquisto (ChatBot gestito in un eShop o via Facebook Messenger)

    Offline >> Online: Proximity, Kiosk, VR e AR

    1. Click & Collect ovvero Pick & Pay
    2. Beacons, RFid e Nfc in-store che dialogano con lo smartphone
    3. Materiali PoP (espositori, insegne, vetrofanie, i box pallet)
    4. Gaming con interazioni via smartphone (es. Pokemon Go)
    5. VR: virtual reality attraverso l’utilizzo di occhiali visori indossabili (vivo un’esperienza digitale dentro il negozio)
    6. AR: augmented reality usando i supporti relativi in-store (corner e chioschi digitali)

    Tra tutti i punti presentati e al di là dei grandi trend dell’AI e Machine Learning i social, l’ecommerce e l’interazione tra questi due mondi mi interessa molto. Analizzare come un’ambiente sociale di scambio idee, opinioni, esperienze e informazione può dialogare di più con l’ecommerce lo trovo sfidante. WeChat (social-commerce network cinese) lo fa già da tempo. Facebook ha investito molto negli ultimi anni per ottenere una posizione di leadership sul mercato dei social, ma l’acquisto come verrà gestito? Il tema in ballo è tecnologico o psicologico? Compreremo mai un prodotto in un luogo “rumoroso” come Facebook sentendoci confidenti nel farlo? E che ruolo giocano i social in relazione ai punti vendita fisici del futuro?

    Per ora i social sono sicuramente validi strumenti di comunicazione e marketing e drive-to-buy e l’ecommerce (diretto o gestito da un marketplace che sia) continua ad essere un’ottimo strumento per le aziende per costruire la propria rete di contatti, vendere i propri prodotti e fidelizzare il consumatore. Sono a mio avviso ancora mondi troppo separati. Da consumatore abituale di prodotti moda non ho ancora la sensazione di vivere un’esperienza pienamente integrata con le mie abitudini d’acquisto, fluida e soddisfacente. Le aziende molto spesso hanno una visione parziale del futuro e della tecnologia e non sempre investono in una strategia globale, ma si concentrano sui singoli strumenti.

    L’idea di potermi muovere in un solo luogo in cui ricercare prodotti e informazioni utili per poter acquistare serenamente quello che desidero e di poter interagire al tempo stesso con la mia cerchia (attraverso pareri, recensioni, votazioni, ecc.) mi darebbe la possibilità di vivere un’esperienza più veloce, fluida e coinvolgente.

    Chiaramente questa è la mia visione attuale dello scenario basata sull’esperienza maturata sul campo.. Voi cosa ne pensate? Se ti va scrivimi pure qui nei commenti oppure sul mio Facebook, Instagram o Linkedin.